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Il babbo di Cabral a F1: "Vi racconto mio figlio Arthur"

In esclusiva ai nostri microfoni di FiorentinaUno.com si racconta il babbo di Arthur Cabral, il signor Helio: dall'infanzia attraversata dal figlio fino allo sbarco in Europa, ma non solo

Arthur Cabral è arrivato a Firenze lo scorso gennaio dal Basilea. Ha scelto la numero 9 e si è presentato ai tifosi della Fiorentina desideroso di contribuire alla causa con tanti gol e grandi giocate. Sinora ha giocato cinque partite, ma solo una volta da titolare. Ciononostante, ha già segnato il suo primo gol in maglia viola, oltre ad un assist. Una partenza abbastanza in sordina, certo, ma babbo Helio ce lo ha potuto assicurare in esclusiva ai nostri microfoni di FiorentinaUno.com: “Arriveranno le prestazioni, i gol e, chissà, lo vedremo giocare al Mondiale”.


Lei è anche allenatore! Come procede la sua carriera?

 

"Ho iniziato la mia carriera calcistica facendo il giocatore. Poi ho trascorso un periodo giocando a livello professionistico e nel frattempo ho anche studiato. In seguito, ho scelto di dare precedenza esclusivamente allo studio. Mi sono laureato in scienze motorie e sono rientrato nel mondo del calcio come preparatore atletico. Dopodiché ho cambiato ruolo e ho iniziato a lavorare come assistente tecnico, prima di lavorare come allenatore. L’ho fatto anche alla Campinense qui, dirigendo la squadra ad interim, ma ora lavoro come assistente e continuo a frequentare i corsi per diventare allenatore di calcio".

 

Insomma, in famiglia siete cresciuti a pane e calcio, si può dire…


 
"La mia famiglia è tutta coinvolta nel calcio. A me e mia moglie piace molto seguirlo. Ho anche nipoti che giocano a calcio professionalmente. Siamo coinvolti, adoriamo tutti questo sport. E questo ha aiutato molto, perché Arthur è cresciuto in quell'ambiente. Lui veniva con me nei club quando era piccolo, gli piaceva molto stare con me e seguire fin da piccolo il calcio. Io, come padre e responsabile per lui, gli ho sempre insegnato tutto e l’ho educato affinché potesse intraprendere questa professione. Ed è quello che è successo. Ha iniziato prima nel futsal, ancora giovanissimo, all'età di cinque anni, è cresciuto e poi all'età di 13 ha iniziato a dedicarsi un po' al calcio a 11. Sempre molto concentrato, lo desiderava molto. Anche perché avendo una certa esperienza con il calcio, ho lavorato molto con lui per farlo migliorare fisicamente e tecnicamente. Ha fatto dei provini per il Fluminense, il Vitória, il Bahia, l’Internacional... Ma sfortunatamente non è stato preso. Poi, grazie a Dio, le cose sono successe per lui nel Ceará e oggi è dove è arrivato".

 

 

Oltre a non essere accettato ai provini so che, in generale, non ha avuto una carriera facile nel mondo del calcio quando era un adolescente. Cos’è successo esattamente in quel periodo?


 
"Il viaggio di Arthur nel calcio ha avuto momenti difficili. Dopo avere effettuato quei provini, tornava a casa sempre triste per essere stato scartato. Questa cosa l’ha sofferta molto. E noi con lui. Tutti abbiamo sofferto, perché c’era sempre una certa attesa, ma poi non succedeva nulla. Eravamo tutti tristi, ma non ci siamo mai arresi. Abbiamo sempre avuto una forte volontà e gli abbiamo sempre dato molta fiducia. Per non essere influenzato dagli eventi. Abbiamo sempre cercato di addolcirlo, parlargli, dirgli che il calcio è molto difficile. Specialmente in Brasile, qui nel nordest. E’ sempre stato molto concentrato su di sé e non si è mai arreso. Gli abbiamo sempre detto di continuare a credere che tutto, prima o poi, sarebbe successo".

 

 

Ed è successo, alla fine. Da lì, poi, subito l’opportunità di arrivare in Europa al Basilea. Come avete affrontato da famiglia quella partenza dall’altra parte del mondo?

 

"Quando è arrivata questa opportunità di andare in Europa, la gioia è stata grande qui in famiglia. Vedere tuo figlio giocare in Europa, in un campionato come quello svizzero, è un sogno per ogni giocatore e per ogni famiglia. Ed è stato così anche per noi. Grazie a Dio si è adattato rapidamente al calcio europeo ed a quello giocato in svizzera. Mio figlio ha il profilo di un giocatore europeo. È alto, forte, si adatta a qualsiasi avversità. Molto umile, fa amicizia ovunque vada, piace a tutti. Ti aiuta molto. Ha trascorso due anni in Svizzera praticamente da solo ed è cresciuto molto. Arthur è un guerriero".


 
Ricevette anche apprezzamenti anche dal Barcellona, in passato. Cosa avete pensato, invece, quando si è presentata la Fiorentina?

 

“Devo ringraziare molto il Basilea, che ha dato questa opportunità ad Arthur in Europa. Lì ha fatto grandi partite e ha segnato molti gol. E questo ha fatto sì che si presentasse la Fiorentina. Il suo lavoro al Basilea ha aumentato la sua visibilità ed i grandi club d'Europa si sono interessati ad Arthur. Siamo stati molto contenti, sai che quando questi club guardano un giocatore è perché ha quello che gli serve. Quindi eravamo molto orgogliosi e felici. Siamo riusciti a raggiungere un campionato forte come quello italiano, siamo molto contenti per questo. Ho conosciuto Firenze, una bellissima città, l'Italia è un paese molto bello. E la Serie A è fortissima, l'abbiamo sempre seguita. Noi siamo molto felici”.

 

 

In queste prime cinque partite in maglia viola mister Italiano lo ha schierato solo una volta titolare. Credi che quest’aspetto lo possa preoccupare?


 
"Arthur è calmo. E’ entrato spesso a partita in corso. Potrebbe già partire titolare, ma non è accaduto spesso. L'allenatore fa le sue scelte e queste vanno rispettate. Mio figlio si sta allenando, sa che l'occasione arriverà. Ora è il momento solo di fidarsi della sua tecnica e del suo lavoro. E’ molto calmo, che giochi o sia in panchina, è sempre la stessa persona. La sua mente è molto buona. E’ consapevole che il momento di Piatek sia molto buono. Aspetterà e quando entrerà farà del suo meglio. Come nel lavoro quotidiano, nell'allenamento... Arthur è molto paziente e laborioso. È quello che ha sempre fatto".

 

In attesa di quel momento, cosa si augura per la carriera di suo figlio da qui in avanti? 

 

“Vorrei che Arthur sia molto felice, prima di tutto. Quando siamo felici, tutto scorre. Che sia felice del club, della città, delle sue amicizie, dei suoi nuovi compagni di squadra. Questo è fondamentale per fare belle partite, per fare buone prestazioni. Così facendo, potranno arrivare anche i gol e potrà tornare nella nazionale brasiliana e, chissà, giocare un Mondiale, che è un sogno suo, mio, della famiglia. Quindi ringraziamo Dio e siamo molto orgogliosi di Arthur. Si merita di tutto”.

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