17 LUGLIO 2021 VINCENZO ITALIANO
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Fiorentina, il pressing della squadra di Italiano

Il pressing della Viola, quando l’avversario costruisce dal basso

La Fiorentina di Italiano gioca un 4-3-3 metodista: tanto atletismo, pressing a uomo orientato verso la zona del pallone e costruzione della manovra sulle catene laterali.

Il metodo applicato dal tecnico dei viola è basato su un ritmo elevato e una squadra molto corta, ristretta e avanzata.

I limiti di questa idea calcistica stanno nei suoi principi. I giocatori corrono molto, seppur in una sola direzione, cioè quella verticale, e devono andare a coprire porzioni di campo troppo dispersive. Questo primo limite è il risultato della marcatura a uomo asfissiante e aggressiva che ogni gigliato deve applicare sull’avversario. Il pressing è fatto sulla palla e sull’uomo stesso che si muove.

Dunque, non viene tenuto in considerazione lo spazio: movimenti e linee di passaggio.

Infatti, alla lunga i calciatori possono sfociare in irruenza, perché poco lucidi.

Inoltre, la distanza tra la difesa e il portiere è molta. Ciò guasta, se una marcatura salta. In quanto il reparto arretrato, ulteriore danno, applica anche la linea del fuorigioco.

Il secondo limite, che qui non andremo ad analizzare, è dato proprio dalla costruzione del gioco sugli esterni in fase offensiva.

Tornando al tema dell’articolo, cioè come la Fiorentina applica, riprendendo una situazione base, il pressing sulla squadra avversaria, possiamo tranquillamente renderci conto, seguendo il ragionamento precedente, di alcuni dei limiti in cui incorre la squadra di mister Italiano.

Come avviene il pressing. Situazione base: quando l'avversario costruisce dal basso.

Bonaventura prede il centrale di sinistra avversario; Vlahovic prende quello di destra; Torreira il play opposto; Callejon il fludificante di sinistra; Gonzalez il fluidificante di destra; Duncan resta in posizione sulla mezz’ala a lui opposta; Odriozola prende l’ala di sinistra; mentre Biraghi, Milenkovic e Quarta formano una sorta di difesa a tre, che va, quasi, ad incorniciare, a far ruotare nella direzione della palla il resto della compagine.

Inoltre, nel caso sotto proposto, Milenkovic diviene un vero e proprio terzino. In quanto sale a coprire quello spazio vuoto lasciato nel quadretto composto da lui, Torreira, Callejon e Odriozola. Insomma, marca a uomo chiunque ci si posizioni.

Questa è la sistemazione che la squadra proporrebbe:

Un problema è proprio dato dalla situazione di Milenkovic. Salire in ritardo per coprire quella zona vuota davanti a lui, può voler dire inferiorità numerica. Se il serbo venisse saltato, Quarta dovrebbe scalare. Biraghi finirebbe a fare il centrale e Gonzalez o Duncan, a seconda della posizione in cui l'argentino si trova dopo l'errore, andrà a fare il fluidificante “improvvisato” di sinistra. Torreira dovrebbe correre a riprendere la sua posizione davanti alla difesa. Mentre Milenkovic?

Un buon osservatore si renderebbe conto che la Fiorentina, in certi momenti della partita, soprattutto quelli legati ad un calo fisico e di lucidità, che porta a simili errori, difenda con una linea a 5. Dunque, il numero 4 viola, rientrando di corsa in difesa, diventa una sorta di libero. Ma il limite di questo stile di pressing non è solo questo.

Pressare sull'uomo, sulla palla e fare la linea del fuorigioco portano ad una grossa difficoltà: non voltarsi mai. Non osservare alle proprie spalle cosa succede. I calciatori sono distratti o dal pallone, o dall'uomo. Nella squadra di Italiano si vedono entrambe queste inclinazioni.

Quando la squadra, per esempio, deve scappare all'indietro, formando un 4 (difensori) + 1 (mediano), non valuta le possibili linee di passaggio. I compagni di reparto sanno dove sono l'uno e l'altro singolarmente e concentrano, poi, i loro sguardi sul pallone. Non tengono di conto, se non in un secondo momento, dell'avversario senza palla. Anche questo, nel caso della linea del fuorigioco, è una delle cause dei numerosi gol subiti dalla Fiorentina. Ma quando, invece, si concentrano sull'uomo, lo fanno tenendo conto dell'uomo stesso e non del pericolo reale. Cioè, come già detto, dei movimenti possibili e delle linee di passaggio.

Qui entra in gioco il mediano che, teoricamente, dovrebbe inserirsi in area di rigore per coprire gli inserimenti avversari. Il problema è che i suoi movimenti globali sono esclusivamente verticali: su e giù. Quindi, una diagonale lo taglierebbe fuori. Oppure, solita sorte, se il "crossatore" dovesse mettere una palla ad uscire col compagno fuori area.

Il problema fondamentale è del tecnico e dei giocatori “non-pensanti”. “Il calcio è semplice, ma è difficile giocare semplice”, diceva Cruijff. Poi ai suoi calciatori a Barcellona: “Io posso dirvi il 25 per cento di quello che dovete fare, ma (lui lo limitava all'attacco) dal centrocampo in su dovete utilizzare la testa. Come facevo io”.

La Fiorentina è una squadra che non usa la testa. I giocatori parlano tra di loro, ma solo dei movimenti ripetitivi e, dopo un po', prevedibili del metodo. Cioè di come farli meglio e non di migliorare, attraverso le loro caratteristiche, il metodo che, si è visto in un numerose occasioni, ha una sola maniera di essere attuato. E questa maniera è costrittiva per molti giocatori.

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