Alberto Polverosi sulle pagine del Corriere Dello Sport si è soffermato sulle parole di Palladino in conferenza.
Qualche anno fa, quando Allegri allenava il Milan, andai a intervistarlo a Milanello, il tempio di Sacchi. Con me c’era Marco Ansaldo, un giornalista con la schiena dritta, e quel ricordo ancora mi riscalda, Marco se n’è andato da un po’ di anni. Fu lui a fargli la domanda su Nesta e Thiago Silva: « Max, i tuoi difensori centrali… » , ma non fece in tempo a finire la frase, Allegri intervenne a gamba tesa: « Alt, non si chiamano difensori centrali, perché uno fa il libero e l’altro lo stopper. La battuta dell’ardenzino, che mi fece ricredere sulla mia appartenenza all’epoca paleolitica (oh, se lo dice lui, che ha vinto lo scudetto, allora può essere davvero così), m’è tornata in mente ieri quando Raffaele Palladino, con un sorriso, ha rallegrato i pensieri del vecchio cronista.
Soffermandosi su Biraghi ha detto: «Non mi parlate di “braccetto”, per me è un termine che non esiste. Il braccetto è un’altra cosa». Musica per le orecchie di chi prova un senso di disagio quando dai microfoni delle tv escono fuori “sottopunta”, “mezzi spazi” e sempre più spesso “braccetto”, per non parlare poi di “giocatori importanti”, “giocate importanti”, perfino “dribbling importanti”. Poi però Palladino ha spiegato che lui parla di «terzi» e «quinti», si vede che la parola «esterno» gli sembrerà démodé, ma se esiste il “quinto”, lui che gioca col centrocampo a quattro, dovrà esistere anche il “quarto”, o no? Un po’ per volta, piano piano, intanto ha fatto fuori braccetto. Il calcio va amato, non inventato a parole
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