Il Corriere Fiorentino oggi in edicola parla del libro scritto da Francesca Fioretti sulla scomparsa del compagno Davide Astori, capitano viola, a tre giorni dalla sentenza definitiva sul caso. Questo un piccolo estratto del libro: «Accendere la televisione o girare per Firenze per me era un incubo: incrociavo ovunque striscioni, dediche, servizi sportivi; la gente mi fermava per strada, mi salutava e abbracciava. Quando andavamo all’asilo, passavamo con Vittoria vicino allo stadio e i percorsi in macchina mi facevano piombare costantemente dentro le nostre abitudini, come se vedessi nell’asfalto le tracce che avevamo lasciato sul fondo umido di un bosco. Un giorno, a causa di alcuni cantieri, ho dovuto cambiare strada e mi sono ritrovata di fronte al muro dello stadio che i tifosi gli avevano dedicato: era pieno di fiori, biglietti, maglie, disegni. Avevo evitato di imbattermici fino a quel momento; trovarmelo di fronte mi ha costretta a fermare la macchina, mi si era spezzato il respiro. Razionalmente comprendevo il calore che si era sollevato attorno a lui, lo trovavo commovente, meritato: in fondo Davide aveva fatto una carriera esemplare, era un giocatore solido e un uomo luminoso, è normale che in tanti che lo conoscevano appena lo amassero».
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