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In attesa del segnale, ma senza trepidazione

Il centro sportivo Davide Astori è stato sanificato, sarà il fortino di giocatori, staff e personale alla ripresa degli allenamenti. La Fiorentina inoltre si è già mossa per trovare una struttura alberghiera di appoggio in cui i giocatori possano ritirarsi per il tempo necessario. Franck Ribery, che aveva fatto rientro in Germania nelle prime fasi dell’emergenza, ha il telefono sottomano in attesa della chiamata della dirigenza viola e della data di rientro in Italia. Il resto dei giocatori viola a Firenze continua gli allenamenti nelle proprie abitazioni. Dalle notizie delle ultime ore appare chiaro come la Fiorentina, e come lei tutto il mondo del pallone, si stiano preparando ad una ripartenza che sembra fortunatamente, pur lentamente, avvicinarsi. Squadre, giocatori e tifosi sono in attesa del segnale. Quel “via libera” che potrà dire che si, la normalità tanto agognata sta per ritornare. “Mi aspetto di ripartire anche se non possiamo dimenticarci che al primo posto va la salute della gente. Non credo ci sia un solo giocatore che non abbia voglia di finire ciò che abbiamo cominciato ma bisogna essere realisti” ha detto oggi Milan Badelj. Chi comanda infatti, alla fine, è sempre il virus che da due mesi sta tenendo sotto scacco il mondo intero. Si aspetta l’ufficialità sulle sorti della Serie A, dicevamo, più dal punto di vista simbolico che da quello effettivo. La trepidazione che di consueto accompagna la ripresa del campionato dopo i lunghi stop estivi sarebbe infatti inevitabilmente oscurata da una grande fetta di malinconia. La fine del torneo infatti dal punto di vista prettamente sportivo ed emotivo di interesse non promette di averne poi troppo. Per quanto di brutto successo in questi mesi, dove il calcio non è certo stato in cima alla lista dei pensieri  che sarà ancora troppo fresco per essere messo da parte, per l’inevitabilità delle porte chiuse, e ancora per una classifica ormai falsata dagli eventi che poco ha da dire o da raccontare, di calcio quello che torneremo a vedere, nel migliore dei casi, a fine Maggio avrà ben poco. Un campionato da concludersi più per cause di forza maggiore e per tutelare gli interessi del mondo calcistico che non per voglia o valore sportivo. Se si pensa, inoltre, che anche la prossima stagione inevitabilmente per qualche verso dovrà essere sacrificata per riuscire ad ogni costo a terminare questa.. Meglio allora concentrarsi su cosa quel primo calcio d’inizio vorrà significare: non la fine del campionato, o l’inizio del prossimo, ma il primo passo, forse non particolarmente bello e traballante, ma necessario, verso il calcio vero, quello fatto di emozioni e passione, leggerezza e tifo.        

Beatrice Canzedda

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