Arthur Cabral
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Tira tanto, segna poco: il dato che preoccupa la Fiorentina

L'ottima predisposizione della Fiorentina a creare gioco e occasioni da gol si traduce molto poco in reti segnate: la percentuale fa riflettere

Il gioco della Fiorentina è da ormai un paio di stagioni orientato in una direzione ben precisa. Sin dall'arrivo di Vincenzo Italiano sulla panchina dei viola, la squadra ha ripreso la ricerca del dominio del gioco, sfruttando un possesso palla quasi esasperato ma, allo stesso modo, non fine a sé stesso. Sì, perché i toscani sanno come rendersi pericolosi, sfruttando più di un'abilità: dalla manovra ai calci piazzati, i viola hanno una certa armonia nella creazione di occasioni pericolose per le difese avversarie. 

Eppure, c'è un dato che forse mette a nudo i limiti della prima parte di stagione della Fiorentina, che solo nelle ultime partite prima della sosta per i mondiali ha ricominciato a far intravedere quella concretezza che la scorsa stagione ha permesso il ritorno in Europa. Il dato, anche eloquente, è quello relativo alla percentuale di reti sui tiri effettuati. Infatti, se da un lato gli uomini di Vincenzo Italiano non hanno particolare difficoltà a tirare (come dimostrano i 304 tiri effettuati da inizio campionato, quinta in classifica), dall'altro la percentuale di realizzazione è disastrosa: solo il 5,9% (18 gol). Un dato che colloca i viola al quint'ultimo posto, davanti soltanto a Empoli, Hellas Verona, Cremonese e Sampdoria.

D'altronde, basti pensare che i capocannonieri della squadra in campionato sono Luka Jovic e Giacomo Bonaventura con i loro 3 gol messi a segno fino ad ora. Ma se quello di Jack è uno score di assoluto rispetto (solo un gol in meno rispetto al totale della scorsa stagione), quello del centravanti serbo deve far riflettere. In più, se ci aggiungiamo i 2 gol di Kouamè e Cabral, uniti alle marcature dell'ex Real Madrid si arriva a 7. Ovvero due reti in meno rispetto al numero di gol del capocannoniere del campionato, Victor Osimhen. Insomma, non proprio un dato edificante. La speranza è che il 2023 porti con sé quel cinismo che fino ad ora è clamorosamente mancato.

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