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La coscienza di Cesare e il ritorno del bel gioca

Dopo l’incrocio proprio con Pioli, che due anni fa, all’incirca nello stesso periodo, nobilmente salutava comunicati e comunicati bis, Cesare lascia. Il motivo? Stress…

Se ne va l’uomo che ha ridato al calcio Eysseric, che ha fatto sbocciare, forse definitivamente, il talento cristallino di Vlahovic, se ne va l’uomo che ha fatto riscoprire in Riva d’Arno il dolce sapore dei tre punti. Seppur non troppo a lungo e infatti se ne va. Torna l’uomo del bel gioca. Nel mezzo a questo idillio c’è l’ennesimo, pesante pasticciaccio brutto firmato ACF. L’addio si consuma dopo giorni complessi, la decisione, che, a questo punto è lampante, macerava sottopelle da tempo, trapela per vie traverse. Senza diretta glitterata sui canali social di ACF. Ed è sempre la stessa storia, lo stesso copione. Pioli e Prandelli si sono dimessi, Montella e Iachini sono stati esonerati. Quattro allenatori, tre stagioni, due proprietà diverse, il medesimo disastro: una continuità illogica che vede la Fiorentina, davvero, candidata per la retrocessione. E qualcuno rimane, sempre e comune, al calduccio, al suo posto (non appollaiato sulle Scale Elicoidali). La pausa consente di riordinare le idee, permette all’uomo del bel gioca di mettere qualche pezza, ma il tempo scorre inesorabile, la classifica piange. La squadra è a 29 punti, ancora lontano dalla magica quota 40 e le concorrenti per la salvezza, comunque, seppur inferiori nettamente sulla carta, non demordono. Anzi. Cesare non voleva più tollerare tanto stress (senza il calore del tifo). Non poteva tollerare di fare da tappo, da refugium peccatorum per tutti gli errori ereditati dai Della Valle, mai risolti ma solo nascosti sotto il tappeto. Tra una diretta e un olivo benedetto. Ave, Cesare! Tutto ciò ripropone la vexata quaestio della gestione della Fiorentina. Che non può che non essere più manageriale, limpida, lineare più meritocratica. Il mondo di domani, di oggi per meglio dire, dell’era Covid, è sempre più spietato nei modelli di business e non consente gestioni tanto povere di soft power.

Lorenzo Somigli

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