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Giusto abbassare i toni ma non troppo. Silenzio? No, grazie

Predica calma e testa sul campo giocato Beppe Iachini dalla sala stampa del Franchi. Eppure, a sensazione sarà più facile a dirsi che a farsi. E, in fondo, per una volta meno male.

Quella appena trascorsa infatti è stata una delle settimane piu movimentate della storia recente viola. Per certi versi più di cambi di proprietà e sconfitte rovinose, di proteste, contestazioni, e arrivi di mercato scoppiettanti. Perché Firenze, si sa, si lamenta e contesta giocatori e dirigenti, fa rumore e commenta prestazioni e decisioni, ma di fronte al nemico esterno si unisce e combatte. Ed è proprio quella la forza delle dichiarazioni di domenica di Rocco Commisso. Spontanee, genuine, rabbiose, combattive, e per questo capaci di rappresentare Firenze e i fiorentini come negli ultimi anni in pochi erano stati in grado di fare. Comprare la Fiorentina ti fa ben volere, investirci ti fa rispettare, tifarla fa ben volere, difenderla in diretta tv con parole da appassionato vero è da gloria viola. Per questo i tentativi di far cessare le polemiche, per quanto doverose, difficilmente attecchiranno nei cuori dei tanti tifosi viola che vedendo Commisso e la sua rabbia hanno sentito, finalmente, di avere una voce,di poter tornare a contare qualcosa e a farsi sentire, di non accettare più passivamente. L’eruzione è passata, ma il cratere del vulcano è li…pronto ad essere riacceso al prossimo episodio. Ciò che conta è che venga fatto in modi giusti.  Ed è qui che lo spunto migliore viene ancora da Commisso. Ironia. Parole. Intelligenza. Occhio puntati sul campo quindi…ma con l’altro puntato fuori. Perché passare sopra le cose non sempre è un grande affare. Doveroso smorzare le tensioni e abbassare i toni, dicevamo. Il calcio è un gioco e non deve mai oltrepassare il confine del buon senso civile e del rispetto. Guai, però, a provare a spegnere questa miccia. Quella accesa da Commisso, recepita a Roma, e che inizia velocemente a propagarsi. La miccia di presidenti e tifosi che chiedono un calcio corretto, pulito, che sul campo non faccia figli e figliastri. Un calcio dove alla fine si parli di belle partite e non di brutti arbitraggi. Sicuramente da rivedere i modi, ma il silenzio al calcio italiano non ha mai portato nulla di buono. Bene quindi che per una volta, la testa, non sia solo al calcio giocato. Le polemiche, se portate avanti intelligentemente, a volte fanno crescere. Arbitri, dirigenti, società e con essi tutto il mondo del calcio.  

Beatrice Canzedda

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