Ernst Happel, la vita di questo allenatore totalmente incentrata nello studio di una materia: il calcio. Fu il primo a suddividere il campo in sezioni, non, come si crede, Bielsa ma lui. I suoi giocatori apprendevano le situazioni che sarebbero avvenute durante le partite. Studiava, disegnava sul suo taccuino. Persino quando stava morendo, non smise di pensare a questo gioco. Anzi, alla sua filosofia, al suo stile di vita. Italiano ricorda per certi versi questo allenatore. Lo ha ammesso lui di avere quasi una “malattia” per il calcio. Ma, a differenza del primo, ha ancora da divenire. Ha ancora da “scrivere” su quel suo taccuino. Ciò che hanno in comune gli allenatori, quelli veri, è di sentire col cuore. Apprendere. Disciplinare. Rendere sensibili idee altrimenti perse. Italiano pare che abbia questa indole, ma, quello che lo rende ancora acerbo, è una chiarezza della comprensione di se stesso che si acquisisce solo col tempo. Figlio di svariate idee calcistiche. Idee rivedibili in lui: Klopp, Happel, Bielsa, Guardiola, Mitchels, Cruijff, Ivic. Ma, riprendendo un filosofo, ad un certo punto il “Leone deve viaggiare leggero”.
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