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ESCLUSIVA F1, Sergio Campolo: “Mi piacerebbe tornare alla Fiorentina. Commisso non fa proclami a caso. Ecco come è nato il pizzetto di Bati…”

Prosegue la marcia del mondo verso il ritorno alla normale vita, mentre noi di FiorentinaUno siamo tornati indietro nel tempo, precisamente al lontano 1993. A Firenze arriva nella sessione di mercato Sergio Campolo, proveniente dalla Reggina. Di mestiere faceva il centrocampista, resta a Firenze fino al ’95 prima di una carriera in giro per l’Italia che lo porta da Pistoia a Catanzaro. In Toscana Sergio stringe rapporti importanti, tra i tanti, con l’indimenticato Batistuta. Per ricordare gli anni di Firenze e parlare del calcio di oggi, senza escludere la surreale bolla in cui stiamo vivendo, abbiamo intervistato in esclusiva Sergio Campolo: Sergio, sta sfruttando questi giorni a casa per ripercorrere un po’ i suoi anni alla Fiorentina? “Non ti nascondo che lo sto facendo, tra l’altro sono in contatto con Bati per un progetto, ho scambiato dei messaggi anche con Antognoni ed il mitico parrucchiere Sarino. Nel suo salone abbiamo condiviso tanti bei momenti”. Quali erano i segreti che hanno permesso a Batistuta di diventare il campione che è stato? “Nei primi giorni di ritiro non si intravedeva la stoffa del campione, poi ha iniziato ad allenarsi in un certo modo e di pari passo si è iniziato a vedere il campione di spogliatoio, di bontà. La crescita successivamente è continuata, è diventato uno dei migliori attaccanti al mondo anche grazie alla persona che è. Ha battuto il record di gol con il suo storico pizzetto, vi voglio raccontare come è nato. Erano anni in cui proliferava la scaramanzia, anche nel calcio. Ho accompagnato Bati dallo storico parrucchiere Sarino che gli fece un baffo alla messicana, la sera arrivava la moglie Irina dall’Argentina e appena lo vide lo fece tornare immediatamente dal barbiere (ride ndr). Così è passato al pizzetto, gli ha portato fortuna e da allora l’ha sempre tenuto”. Lei ha giocato in una Fiorentina in cui oltre a Bati stavano arrivando altri campioni… “Certamente, eravamo all’inizio di un ciclo. Era la Fiorentina di Ranieri, si voleva fare un mix tra giovani di prospettiva e calciatori più affermati. Penso ai vari Rui Costa, Bati stesso, avevano l’umiltà che gli ha permesso di diventare i giocatori che sono stati. E senza umiltà è difficile crescere, penso al Cristiano Ronaldo di oggi. Nella nostra Viola ha giocato anche Effenberg che era un signor calciatore ma aveva un carattere complicato, poi c’era Baiano, fortissimo anche lui. Un grande campione di umiltà era in particolare Beppe Iachini”. E oggi è arrivato ad allenare proprio la sua Fiorentina… “Ho bellissimi ricordi con Beppe, eravamo giovani e lui era un ragazzo eccezionale ed amato dalla piazza. Le sue rovesciate scaldavano il Franchi, le faceva sempre a centrocampo tra l’altro (ride ndr). Me lo sarei aspettato di vederlo allenatore, stesso discorso per Pioli. Stefano è sempre stato uno preparato, dopo la Fiorentina ci siamo ritrovati alla Pistoiese e io gli consegnai la mia fascia da capitano. Me lo ricordo bene, lui disse che dovevo continuare ad essere io il capitano come lo ero stato fino a quel momento. Un grandissimo uomo”. Se potesse tornare indietro cambierebbe qualcosa del suo percorso a Firenze? “Ringrazio Dio di avermi fatto vivere Firenze e la Fiorentina, amo Firenze come la mia Reggio Calabria. Come mi ha detto Ranieri qualche anno dopo ho pagato il fatto di non essermi giocato le mie carte bene, soprattutto a livello caratteriale. Pensavo di essere in una situazione più grande di me. Poi i tifosi sono stupendi, si affezionano veramente. In futuro però farò un pensierino per tornare alla Fiorentina, adesso mi occupo soltanto di settore giovanile e mi piacerebbe contribuire a far crescere ulteriormente il movimento Viola che già funziona bene”. Tra i giocatori di oggi invece Chiesa e Castrovilli sembrano aver acceso un nuovo Derby d’Italia nonostante Commisso sia poco propenso ad accettare offerte… “Sono già dei piccoli campioni, Federico in particolare mi ricorda tanto suo papà; ha la stessa facilità di calcio, velocità di esecuzione. Non sono sorpreso che lo cerchino club come Inter e Juventus, ma Commisso non è uno che si accontenta facilmente. Ha dichiarato che vuole vincere qualcosa, non è il tipo personaggio che si esprime senza avere qualcosa alle spalle. La sua storia lo conferma”. Che scenario immagina per il futuro del campionato vista la bolla surreale nella quale stiamo vivendo? “Adesso possiamo fare mille discorsi, ma credo che fino a quando il virus non sarà sconfitto non si potrà parlare di far ripartire i campionati. So che ci sono grossi interessi in ballo e in Italia si vive di calcio, ma chi parla di ripresa adesso dice solo sciocchezze. Mia moglie è un medico e mi racconta quanto sia delicata la situazione, non si può rischiare di mettere a rischio tante vite per un gioco”.   di Vincenzo Pennisi    

Alfredo Verni

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