Diminuiscono sempre di più le possibilità che il campionato riprenda. Sulla scia di quanto fatto da altri paesi e dagli altri sport, il calcio sembra destinato a riprendere ma solo a settembre. Oramai è rimasto quasi solo il presidente della Federcalcio Gabriele Gravina a difendere strenuamente la posizione. Sempre più solo, con i club di Serie A che all’apparenza si mostrano uniti per riprendere ma poi precisano, individualmente, che sarebbe meglio finirla qui. Anche gli stessi tifosi – lo rivela un sondaggio di IZI in collaborazione con Comin & Partners – propendono per l’interruzione. I motivi dovrebbero far riflettere ulteriormente ovverosia che non sarebbe sicuro dal punto di vista sanitario e che il calcio dovrebbe riprendere come tutti gli altri settori, anch’essi in affanno per i contraccolpi della pandemia, senza un accesso privilegiato ai tamponi. Anziché perdere tempo in inutili polemiche, occorrerebbe iniziare a pensare a come riprenderà la nuova stagione. Nuove ondate del virus sono da mettere in conto, ecco perché predisporre nei campi, nei centri sportivi e in generale in tutte le strutture deputate allo sport quegli strumenti tecnologici per la completa sorveglianza degli atleti e per il monitoraggio delle interazioni. È tempo di essere pragmatici. Solo così si potrà riprendere in tempi ragionevoli a giocare, con la speranza di rivedere presto gli stadi gremiti “all’inverosimile”.
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