“Che cos’è stato quel colpo di braccio sul terminare di una partita che meritava di finire diversamente? Un segno del destino avverso? Un accanirsi della sfortuna? O solo il sigillo di un periodo nero?”. “Il difensore alto come il faro della Meloria che orienta la rotta ai naviganti del centrocampo. Un difensore martello, duro come i cavallucci di Siena lasciati sulla credenza, che picchia, tampona, ricuce”. Nonostante tanti interessi di squadre importanti e la possibilità di andarsene a zero lui ha scelto comunque di legarsi a Firenze, ma nemmeno questo lo ha protetto dalle critiche per alcune partite sbagliate.
“Forse il nuovo ruolo da centrocampista aggiunto di Martinez Quarta, che spesso lo lascia da solo ad arginare le mareggiate nei contropiedi avversari; forse una condizione fisica che non lo aiuta” ma finora le sue prestazioni non convincono. Qualunque cosa sia successa ora tocca a lui voltare pagina e mettere nuovamente in mostra tutte le sue qualità, “perché fra il lasciarsi inghiottire dai gorghi del destino o lottare con forza per riemergere, è il discrimine che segna la differenza fra i calciatori senza carattere e quelli con un’anima di acciaio. Quella che lui ha già mostrato e non può essersi ora liquefatta come neve al sole. Nikola Milenkovic, più che una sfida un manifesto orgoglioso della violitudine”.
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