Cosa ha portato Spalletti di nuovo nel calcio?
“Un calcio più moderno, più propositivo. L’antesignano è stato Sacchi. Uno per cui la fase difensiva cominciava attaccando l’area avversaria. Arrigo era maniacale nel pretendere l’applicazione”.
Ha mai avuto allenatori che le chiedevano questo?
“Mai. I miei allenatori mi dicevano sempre: “Fai quello che vuoi” e io mi sentivo responsabilizzato a fare molto bene per ricambiare. Ero marcato a uomo e non ero io a dovermi preoccupare di lui. Il suo compito non era giocare a calcio, ma cancellarti dalla partita. Non so se mi ritroverei nel calcio di oggi. In Italia si esagera con la tattica…ero un 10 moderno che svariava. Sono in ogni caso contento d’aver giocato in quel periodo e della libertà che mi davano”.
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