Intervenuto alla Nazione, Stefano Cecchi ha commentato il rendimento di Rolando Mandragora alla Fiorentina di Raffaele Palladino parlando di come sia giunta per lui l’ora della definitiva consacrazione:
Ha 28 anni e, fin qui, sembrava uno dei tanti calciatori destinati all’anonimato. Un buon centrocampista senza però una particolare dote che lo facesse emergere dall’indistinto del gruppo. E invece, a leggere la sua carriera, ci si rende conto che di avventure non anonime il Nostro ne ha vissute eccome, al punto che oggi potremmo anche chiamarlo Rolando Quantestorie […] Ora: se l’esplosione sia temporanea o di lungo corso è presto per dirlo.
Tirare le somme adesso è difficile ma, per ora, la reputo positiva. Ho avuto uno stop che mi ha rotto un pochino le scatole nei primi mesi ma dopo aver ritrovato la condizione sono riuscito a mettere le mie qualità a disposizione della squadra. Di questo sono molto contento ed è chiaro che dobbiamo continuare con questo tipo di prestazioni, sia a livello personale mio che di squadra […] Quando giochiamo a tre, per come la vedo io, riusciamo a coprire meglio il campo e avere due centrocampisti vicini mi permette di palleggiare meglio ma, allo stesso tempo, di potermi inserire in zona gol con più libertà. Chiaramente quando si gioca a due abbia richieste diverse ma le facciamo ugualmente però a tre mi sto trovando bene.
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