Cambio di concezione. Era ciò che serviva a questa Fiorentina, ormai vittima di una caduta a picco negli ultimi mesi del 2019. La sopportazione della piazza era arrivata ai limiti massimi consentiti. C’è chi ha visto la cessione a Rocco Commisso come un segno della provvidenza sportiva. E Rocco si è presentato in pompa magna, da grande imprenditore italo americano, da colui che ha dovuto lasciare la terra natia per cercare, prima di tutto, di sopravvivere. Il duro lavoro ha fruttato e l’ennesimo investimento è stato proprio Firenze. Ma non è un investimento a caso, è una scommessa con un progetto serio, definito. E ciò lo si nota dal lavoro immediato e silenzioso di Joe Barone e di Daniele Pradè, un unico team che appoggia interamente i desideri di Montella. Il mercato è la dimostrazione di tutto ciò: paura di nessuno quando c’è da trattare e buona capacità di convincere giocatori interessanti a venire a Firenze. Prima Boateng, poi Lirola, tra i terzini più promettenti della Serie A e infine Pulgar, un talento che a Bologna già rimpiangono e durano fatica a rimpiazzare. Capitolo attacco. Chi mai aveva sentito di un’offerta di 30 milioni per un giocatore (Suso) da parte della società viola? Nessuno. È questa la dimostrazione del cambiamento radicale avvenuto in pochi giorni a Firenze. Fare calcio per contare e dare fastidio a chi lassù c’è già da troppo tempo sembra essere, a tutti gli effetti, il nuovo modus operandi.
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