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IL PRIMO ANNO DI COMMISSO: L’americano liberatore di Firenze

Che Firenze sia Commisso-centrica, è una realtà tangibile e un’indiscussa verità, dimostrabile riavvolgendo il nastro a un anno fa: punto di svolta a stelle e strisce, quando il presidente venne invitato a firmarsi s’un foglio che racchiudeva calcati in nero, tutti i nomi degli americani liberatori di Firenze. Come il nuovo continente c’insegna, i progetti vanno pensati e concretizzati in grande, talvolta anche esageratamente, senza però deludere le aspettative, soprattutto con una faccia così simpatica e sorridente come quella di Rocco, che appunto, ha sempre preferito farsi chiamare così, come se la viola fosse una grande e coesa famiglia. Da quel momento s’accese un rovente “hype” per i possibili acquisti che la Fiorentina avrebbe portato a compimento, ma nessuno si aspettava un interesse così intenso verso lo stadio e il Centro Sportivo. Inizialmente, ambedue i progetti passarono relativamente in sordina, perché la piazza era abituata ad una presidenza che spesso e volentieri si recava in vari terreni, intavolava una blanda trattativa col fine di acquistarli ed edificare un nuovo impianto, per poi puntualmente non essere in grado di trovare un accordo, ed infine arenare le idee. Un cognome e un luogo: Della Valle e Scandicci. Distogliendo lo sguardo dalla questione stadio, ormai trita e ritrita, è più che doveroso parlare di un fattore conseguente alle buone e calorose maniere di Commisso: la piacevolezza della piazza; basti pensare ad una parte delle sue dichiarazioni odierne: “Gaetà non mi deludere, anche tu sei del sud. Vorrei darti la 10, fai il bravo!” In riferimento a Castrovilli, astro nascente della neonata viola. Queste parole potranno essere piuma, o essere ferro, a seconda della continuità che otterranno le prestazioni del centrocampista; ma in ogni caso verrà spronato e incitato da un uomo buono e umano. Una certezza: Castrovilli rimarrà a Firenze per ancora un’altra stagione, perché, a detta di Rocco: “è innamorato”. In definitiva: è già trascorso un anno, di cui abbiamo potuto assaporare poco e nulla a causa della pandemia. Molti rumors dipingerebbero Commisso al di fuori del quadro della Fiorentina, qualora i suoi progetti non andassero in porto, ma è impensabile e prematuro, fin troppo. L’inchiostro con cui è scritto il nome di Commisso, sul foglio dei lavoratori, deve ancora asciugarsi.

Pietro Olivieri

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