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Italiano, l’asimmetria e il quesito sull’apice delle sue idee

Vincenzo Italiano ha mostrato un’evoluzione nei suoi schemi, meno prevedibili rispetto allo scorso anno. Questa “evoluzione” va sì, ad incidere, e non poco, sulla parte operativa, legata esclusivamente ai movimenti che i calciatori ripetono sul campo, ma l'”evoluzione”, questa, è il risultato di uno sviluppo interpretativo interiore del tecnico. In quanto avvenuto all’interno dei suoi principi, che non sono altro che l’interpretazione delle sue riflessioni, definite dal pensiero: l’asimmetria. 

Infatti, essa permette una migliore distensione della squadra sul manto erboso. Comporta una maggiore conoscenza dello spazio, una ricerca maggiore della manovra (con conseguente rinuncia al possesso del pallone) e un ampliamento cognitivo e fisico della squadra (col passaggio dal mero pressing al recupero della palla).

Insomma, senza tanti rigirii di parole: recupero-manovra-verticalizzazione.

Tutto questo, però, deve essere accompagnato da uno sviluppo biomeccanico. Sviluppo che avviene disciplinando psico-fisicamente i calciatori. Poiché, da quando venne inserita la figura dell’allenatore, il calcio ha voluto definirsi come disciplina. E non gli risulta, osservando il campo, accostabile definizione diversa da questa.

Il problema riscontrato dalla Fiorentina, durante queste amichevoli (soprattutto le ultime), non è stato il “livello dell’avversario”, ma il dover ampliare il proprio bagaglio schematico e cognitivo.

Italiano, a quanto pare, non è un tecnico “immobile”. A lui piace il dinamismo e la sua viola ne deve essere l’espressione. 

La tipologia di carichi di lavoro che ha influito maggiormente, è quella celebrale. I gigliato esprimo un 4-2-4; un 4-3-3; un 3-5-2; un 5-3-2; un 4-2-3-1; un 3-2-5; un 5-4-1. E ciò in 90 e passa minuti di gioco.

Mentalmente stancante. Poi se aggiungiamo anche il lato corporeo (la “preparazione atletica”) otteniamo una combinazione fatale.

Ecco perché i risultati non sono eccelsi.

L’asimmetria, probabilmente, prelude ad una squalifica o, meglio, riqualifica del tempo? Cioè, esponendo con maggiore semplicità, l’interpretazione calcistica di Italiano potrebbe raggiungere il suo apice nell’interpretazione “esclusiva” dello spazio.

Dunque, il quesito, posto in maniera elementare, diviene questo: “Se rinunciassimo al tempo per lo spazio?”.

Manuel Cordero

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