Il giornalista Alessandro Bocci, in collegamento con Radio Bruno, ha analizzato la stagione della Fiorentina, focalizzandosi anche sul viola Moise Kean.
La Fiorentina non deve pensare che l’Atalanta arrivi a Firenze ridimensionata dopo la sconfitta contro l’Inter, anzi sono convinto che senza pressioni addosso possano diventare ancora più pericolosi. Bisognerà considerare come arrivano alla sfida di domenica, anche perché la settimana che stiamo passando è una settimana un po’ particolare, dove i giocatori tornano dagli impegni con le proprie nazionali: non sono momenti semplici per gli allenatori. Il problema è che la Fiorentina ha già buttato via tanti punti, e per questo Palladino sarà costretto a riaccendere subito la squadra.
Con un giocatore come lui si può andare in guerra. Probabilmente Retegui negli ultimi forse è più implacabile e decisivo, però è un attaccante da area di rigore. Kean invece è completo, può fare reparto da solo. Quello che abbiamo visto noi a Firenze non ci fa stupire nel vedere quello che ha fatto in nazionale, sono gli altri che non si aspettavano delle prestazioni del genere. A Dortmund, quando l’Italia era in ginocchio, Moise si è preso la squadra sulle spalle trascinandola ad una piccola impresa, che almeno ci ha salvato la faccia dopo il primo tempo disastroso. Per quanto concerne il suo futuro, bisognerebbe essere nella sua testa. Il ragionamento che faccio io è un altro: siamo ad un anno dal Mondiale e lui è un ragazzo che soffre molto la concorrenza, e a Firenze è stato scelto di non prendergli neanche un vice cosa che gli ha dato molta fiducia. Credo che lui qui abba le condizioni ideale per prepararsi al meglio all’evento, poi è chiaro che se arriva qualcuno che gli offre il triplo di quello che guadagna qui tutto potrebbe cambiare. Anche se sinceramente non se per lui il discorso economico sia quello prioritario. Ovviamente credo che molto dipende anche da come la Fiorentina finirà la stagione, se resti fuori dall’Europa le possibilità chiaramente diminuiscono. Kean deve fare una riflessione, non è più un bambino: ha già fatto le sue esperienze, quindi fossi in lui rifletterei molto su cosa decidere. Anche la permanenza, o meno, di Palladino potrebbe comunque cambiare le cose.
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