Come scrive stamane la Gazzetta Dello Sport, il sogno comincia stasera, con Italiano impegnatissimi in una scalata da urlo: solo cinque anni fa allenava in Serie D (Arzignano), mentre adesso va a caccia della finale di Coppa Italia (contro l’Inter) che a Firenze manca dal 2014. Come se non fosse sufficiente, darà l’assalto anche all’Europa (semifinale e l’11 e il 18 maggio contro il Basilea). Stasera si parte con il vantaggio di 2-0 maturato all’andata. Ma Monza e Lech Poznan servono da monito.
Inoltre il quotidiano scrive: in città il clima che si respira è elettrico. Si va verso le 30mila presenze (la curva Ferrovia è chiusa, la Fiesole sold out) con l’attesa che cresce di ora in ora. L’ultimo trofeo alzato dai Viola è proprio la Coppa Italia del 2001 nella finale contro il Parma. Ventidue anni di digiuno sono tanti e l’occasione stavolta è ghiotta. «Conosciamo l’importanza del match – ha aggiunto Italiano – e la voglia di prenderci la finale è tanta. Dobbiamo essere anche bravi a sfruttare la spinta del Franchi in una partita ricca di insidie».
Già, perché la Cremonese di coppa è tutt’altra squadra rispetto a quella del campionato. Lungo il percorso la squadra di Ballardini ha fatto vittime illustri come il Napoli (ai rigori) agli ottavi e la Roma ai quarti, sempre in trasferta. Ma lì era gara unica, mentre stasera i grigiorossi partono da uno svantaggio di due reti che sembra una zavorra. Solo un’altra volta la Cremonese aveva raggiunto la semifinale di Coppa Italia, nella stagione 1986-1987 quando – con Bruno Mazzia in panchina – eliminò ai rigori il Verona di Bagnoli e l’Inter di Trapattoni, grazie soprattutto alle parate di Giacomo Violini.
Poi i grigiorossi vennero eliminati nel doppio confronto dall’Atalanta. Stavolta, il risultato dell’andata complica non poco i piani della Cremonese anche se Ballardini non molla: «Contro la Fiorentina voglio vedere una squadra compatta, che se la gioca, brava nelle due fasi. Per noi è un grande stimolo giocare una partita così importante davanti a un grande pubblico e vogliamo fare bene».
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