Il derby contro l’Empoli è solo il continuum dei limiti del sistema di Italiano. La questione, il sunto dei dilemmi, resta il giocare a memoria. La memoria ancora, fissa, ma i momenti non sono ripetitivi. La gestione, come tanti scrivo e affermano, non è l’applicazione perfetta del sistema di gioco, che non rappresenta nient’altro, se non l’imposizione del tecnico ai propri giocatori, ma il livello di sensibilità. Questo lo si ha solo, quando il calciatore, internamente, e il tecnico, esternamente, non hanno dogmi, non hanno ancore. Detta filosoficamente: quando dimenticano. I viola e Italiano vanno nel panico, appena schemi ripetitivi e lineari incontrano un contrasto. Non sanno dove orientare la palla, dove orientare la pressione. Il modo di dire, “leggere la partita”, implica l’assenza di schema prefissato, se non, la leggera parvenza, di quello di partenza, quello che è il risultato della preparazione, settimanale, alla partita. Questa è l’unica variante. Per il resto bisognerebbe pensare e comunicare. Non imporre e non-pensare.
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