La Fiorentina è uscita sconfitta dalle semifinali contro il Betis. Il pareggio non è ovviamente bastato, considerando che all’andata i biancoverdi vinsero per 2-1. Il Corriere dello Sport, per rendere il tutto meno amaro, si è soffermato sull’unica nota positiva: Robin Gosens, diventato ormai una pedina fondamentale per Palladino.
“Aspettavano tutti al varco Moise Kean, ma sull’annata viola l’impatto del tedesco è simile (se non uguale) a quello del centravanti. Diverse cifre sotto porta, che vanno però pesate: quelli di ieri sono i centri numero sette e otto, tutti di importanza capitale. Come quelli con Monza appunto, ma anche quelli contro Juventus e Cagliari. In questi giorni si è spesso parlato di Inter-Barcellona al Viola Park, dello spirito nerazzurro da prendere ad esempio e da rubare nella notte con il Betis. Ecco, in questa trasposizione, Gosens è stato il Dumfries di Palladino, un’arma impropria offensiva.
Catalizzatore d’emozioni, colui che ha riacceso il volume al Franchi e ha ridato speranza dopo la splendida punizione di Antony. Anche nella ripresa, quando la Viola va alla bandierina, è il pericolo numero uno. All’85’ va a un passo da una tripletta di testa che, in una semifinale europea, non avrebbe avuto precedenti. Poi veste i panni del mental-coach, consolando un contrariato Fagioli al momento della sostituzione; a arringa la folla a inizio supplementari. Esce al 5’ supplementare, poco prima del 2-2: 94 minuti fatti con muscoli, cuore e testa (in tutti i sensi). Tutto quello che serviva stasera in un solo giocatore.”
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