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UN MOTO DI ORGOGLIO. MA DOPO IL VIA AD UNA COMMEDIA

La Fiorentina fallì. Perse il suo nome. Si chiamò Florentia Viola. Dalla C2 alla Serie A fu una lunga cavalcata. Lo riottenne il nome: Fiorentina. Lo riottenne in Serie B, quando Fantini ne decise le sorti nello spareggio col Perugia. Ce chi li ha vissuti quei momenti. Antognoni è il giocatore emblematico della squadra col giglio. Certo, tutto vero quello che si dice sul suo conto. Ha “vinto” il Mondiale del 1982 in Spagna, anche se, non per colpa sua, non poté partecipare alla finale contro la Germania Ovest. Un bel numero 10. Calibrato col piede. Visione di gioco paradisiaca. Eleganza. Maestria nel trattare il pallone. Eppure tutto ciò non è mai trapelato dall’Antognoni fuori dal prato verde. Poco partecipe. Criptico per certi tratti. O, meglio, criptica la sua posizione che, a detta sua, gli era stata spiegata con chiarezza: Technical Manager. Oppure, detta con l’inetto italiano, Responsabile Tecnico. L’area tecnica, dunque, operativa. Quello in cui lui si trova più a suo agio. Vicino al campo. Accanto ai giocatori e al tecnico di sorta della Fiorentina. Allora, perché la società lo ha voluto “declassare” e diminuire lo stipendio? Facile, perché non ha mai accennato un po’ di reattività e lungimiranza. Tipiche del 10. Si è infiacchito e poi, come ogni stato diventa abitudine e l’abitudine vizio, è diventato sempre più apatico e vi si è crogiolato, come se i sensi gli si fossero annebbiati. Ha perso il suo mordente. O, almeno, lo ha perso per ciò che conta. Oggi la risposta a Sconcerti è parsa ridicola, quanto il fatto che Sconcerti stesso avesse proferito una sillaba. Entrambi instillano pena e carità. Per dire: “Un po’ di attenzione per favore. Lo sapete chi sono io?!” hanno dato il là ad una commedia. Si sentono soli, vecchi e polverosi. Si sentono passati. Ma almeno, seppur penosa, Antognoni pare che abbia ritrovato qualcosa vicino all’amor proprio. Un lampo, fioco ma lampo, di orgoglio. Finalmente ha reagito. Forse aspettava l’avversario giusto, come quando vuoi che il pallone decisivo passi dai tuoi piedi. Sai di essere il calciatore che ha il dovere di trascinare la squadra, che ha il dovere di prendersi sulle spalle la responsabilità di quell’ultima arrembante azione. Azione le cui ripercussioni avranno, in ogni caso, enorme impatto interno ed esterno.

Manuel Cordero

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