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Barone: “La partita con il Milan ci ha fatto capire quanto la gente sia innamorata della Fiorentina”

Il dg della Fiorentina, Joe Barone, ha risposto nella sala stampa “Manuela Righini” dello stadio Artemio Franchi alle domande dei piccoli studenti della scuola Vamba e del Conservatorio San Pietro Martire. 

Quale sport praticava da bambino e per chi tifava?
“Ho imparato a giocare a calcio nel paese in cui sono nato, poi quanto a 8 anni abbiamo traslocato a New York tutti giocavano a calcio nel mio quartiere. C’erano tutti italoamericani e la squadra in cui giocavo si chiamava come il mio paese nativo, Pozzallo”.

Come vi è venuta l’idea di costruire il Viola Park?
“Nasce da un’idea del presidente Rocco Commisso. Quando comprammo la società nel 2019 vedemmo che mancavano tutte queste strutture: tra qualche mese potremo fare certe conferenze in una sale più grande, tutta digitale”.

Come è nata l’amicizia con Commisso?
“Ci conoscevamo dalla comunità italoamericana, poi ci siamo incrociati durante le partite di calcio delle nostre università”.

Cosa dovrebbero migliorare le società di calcio per sfiduciare la violenza tra tifosi?
“Tutti, gli enti internazionali e i paesi devono fare qualcosa. Già dalle scuole, nonché gli stessi genitori devono insegnare il rispetto”.

Quale cibo preferisce tra hamburger e bistecca alla fiorentina?
“Direi la seconda… (sorride, ndr)”.Qualche partita le è piaciuta di più quest’anno in casa?
“Quella col Milan, che ci ha confermato quanto la gente sia innamorata della Fiorentina, in un periodo di alti e bassi”.

Cosa le piace di più di questo mestiere?
“Mi piace lavorare con il gruppo, poiché dietro una squadra di calcio ci sono tante persone che lavorano e che nessuno conosce”.

Ha figli? E se sì come si chiamano?
“Ne ho quattro. Il più grande, Pietro, ha 31 anni, fa il maestro al liceo ed è sposato. A fine mese mi farà diventare nonno. La secondogenita è Gabriella, ha 29 anni, è dottoressa. Poi c’è Salvatore, ha 26 anni e gioca a calcio negli USA. Infine Giuseppe, che gioca anche lui a calcio negli States”.

Qual è l’emozione più bella che ha provato finora?
“La tifoseria ha fatto una cosa bellissima: la Curva ha rappresentato Dante e l’Inferno. È stata un’emozione particolare, perché poi certe immagini si vedono in tutto il mondo”.

Davide Giardina

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