Terracciano (ph. G.Morini)
Terracciano (ph. G.Morini)

Il portiere della Fiorentina, Pietro Terracciano, ha rilasciato una lunga intervista a Radio Serie A ed ha affrontato una serie di importanti temi. 

Finale di Conference

L’attesa cresce ogni giorno, nei momenti di tranquillità la si sente ancora di più. Ora abbiamo un impegno importante a Cagliari, poi andremo direttamente ad Atene per affrontare una finale che per noi è importantissima. Intanto dobbiamo concentrarci sul campionato perché è quello che ti dà la certezza di arrivare in Europa, poi è chiaro che qualche accenno alla finale sia già stato dato: è un impegno fondamentale sia per noi sia per la città, quindi è normale che più di un pensiero vada lì. Dopo l’anno scorso sappiamo già quello che ci aspetta, quello che abbiamo vissuto dal punto di vista emotivo l’anno scorso dovrà darci una grossa mano, fermo restando che abbiamo disputato una grande finale, persa nel modo che conosciamo tutti. A livello emotivo arriviamo più pronti, sarà una partita diversa dall’anno scorso, anche perché ogni finale è a sé e conta relativamente poco quello che hai fatto fino a quel momento. La mia parata a Bruges? È stata una grande parata su un tiro deviato che ho visto sbucare all’ultimo con un cambio direzione: sono contento perché è servito a chiudere la partita al novantesimo e a portarci in finale dopo una grandissima partita

“Sono fiero del percorso che ho fatto”

Se Dodô mi ha ringraziato? Ha fatto finta di nulla, ma gli ho detto che in caso di vittoria in finale dovrà offrirmi una cena. So da dove sono partito, è qualcosa che mi ha arricchito soprattutto a livello caratteriale: sono fiero del percorso che ho fatto. A volte il tipo di carriera che fai ti può allontanare da certi palcoscenici, ci sono tanti giocatori in categorie inferiori che meriterebbero magari una chance nella massima serie. Sono contento del percorso che ho fatto, ho sempre lavorato sodo per farmi trovare pronto: avere la fiducia ti dà poi sicuramente una marcia in più per poter dimostrare sempre e in ogni partita

ll parere su Italiano

 Se è stato l’allenatore più importante della mia carriera? Sicuramente a questi livelli è quello che mi ha dato più fiducia. Da questo punto di vista gli posso essere soltanto che grato, mi ha proposto qualcosa di diverso da quello che avevo fatto prima, è stato un arricchimento. Italiano mi ha dato un’interpretazione del ruolo diversa dagli anni precedenti: anche se l’ho trovato a un’età matura con lui ho avuto la possibilità di migliorare. Costruzione dal basso? I benefici sono sempre maggiori dei rischi: ogni tanto può capitare un errore o una palla forzata, ma fa parte del gioco e di ciò che ci chiede l’allenatore. Credo però che a tutta la squadra piaccia, essere padroni del gioco è un qualcosa che ti fa sentire partecipe in tutti i novanta minuti. Mi ha aiutato a crescere perché sento di essere sempre dentro al gioco anche a palla lontana. Italiano in questo triennio ci ha dato la convinzione di potercela giocare contro chiunque e su tutti i campi, non speculando mai sul tipo di avversario che incontriamo: penso che in qualsiasi stadio siamo andati, contro qualsiasi avversario, abbiamo dimostrato di essere all’altezza della situazione. Questo credo possa far piacere anche ai tifosi: vedere una squadra giocarsela con tutti li rende orgogliosi

italiano in campo
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