Bisogna diffidare di chi parla e fa calciomercato. Ma dobbiamo affermare che i calciatori, in quanto oggetti, non hanno coscienza di sé. Riflettono ciò che ci attendiamo. Pure merci.
Dusan Vlahovic non ha ancora espresso un “suo” parere chiaro. Perché qui non si parla dell’uomo che, coi bei gesti e la professionalità, mostra gentilezza e rispetto. Si parla del calciatore e, dunque, dell’oggetto.
Suo non sarebbe neanche il parere, ma sentire la sua voce (almeno quella gli appartiene) surclassare qualunque situazione, sarebbe veramente un piacere.
Le chimere passano. La costanza viene schivata. La vita è uno schiudersi ed “essere coscienti” significa scrostare ciò che soffoca la nostra luce. Ritornare, o non lasciare, quel che, nella verità della sua accezione, è semplice e non ha nulla di “oltre”.
Se dovesse andarsene dalla Fiorentina, la rabbia sarà padrona non in quanto effetto naturale, ma perché si “comprimono” le corde per farle vibrare. Le bandiere sono quelle che sventolano e non gli uomini, ad esempio.
Comunque, risalendo a quello detto sopra, le chimere passano e la costanza viene schivata. Tutto e subito, no? Come ordina l’abitudine dei popoli.
Se restasse, dovremmo capire quanto e lo scopo. Che tappa sia per lui Firenze. Ma sarebbe tutto un divenire e, si sa, le persone non hanno appigli per le sorprese.
In ogni caso: chi è fuori, non è dentro. E solo chi è dentro conosce. Il resto sono “parole” che volano.
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