“Voglio riportare la Serie A ai suoi fasti, alla sua vecchia gloria”. Parole e musica di Paolo Dal Pino, che della Serie A è presidente. Intervistato da The Athletic, il numero uno di via Rosellini racconta così il suo programma, ripartendo dalla ripresa post lockdown: “Il momento migliore della stagione è stato vedere la gioia dei giocatori che hanno vinto lo scudetto. A quel punto abbiamo pensato di avercela fatta”. È stata una stagione caratterizzata anche da alcuni episodi di razzismo.
“Vogliamo sradicarlo. Posso garantire che elimineremo tutti i comportamenti discriminatori”.
Aspettando il ritorno dei tifosi agli stadi. “Dieci giorni fa mi chiedevo come potessero essere aperte le discoteche o le sale da concerto, ma non si potessero far entrare 5.000 tifosi, uno ogni otto sediolini, nello stadio della Juventus per vedere la premiazione scudetto. Il nostro governo è molto cauto, ma anche noi vogliamo esserlo. Soltanto, vogliamo fare la cosa giusta, che non può essere soltanto essere cauti”.
Quanto è importante avere degli impianti di proprietà? “Sono al fianco di Rocco Commisso e di tutti gli altri proprietari che stanno lottano contro la burocrazia per investire negli stadi. Abbiamo una possibilità unica e non possiamo sprecarla”.
Obiettivo media company. “In passato, la Serie A ha lavorato con agenzie e intermediari, non capisco quale sia il valore di un comportamento del genere. Dobbiamo tenere le nostre risorse in casa, non ho dubbi. Devo solo capire se i club vogliono farlo da soli o con l’aiuto di un private equity, che sarebbe la mia idea privilegiata. In tempi come questi, avere stabilità finanziaria e accesso a un network globale è senza prezzo”.
Avete ricevuto tante offerte. “Eravamo in una situazione nella quale Sky non pagava e noi non giocavamo. Siamo passati dal fatto che Sky Italia volesse rinnovare il contratto con un 20 o un 10% in meno, alle nuove iniziative di cui parliamo ora, in cui sembra che potremo controllare il nostro destino. Ho una grande fiducia nelle OTT e il nostro CEO dovrà lavorare su tante cose con la mentalità di una media company, una cosa che oggi non fa parte delle caratteristiche della nostra lega”.
Cosa ci dobbiamo aspettare dalla Serie A nei prossimi 10 anni? “Dobbiamo raddoppiare il nostro fatturato, potremmo riuscirci in sette od otto anni. Nella mia testa, è fattibile”.
Anche con un campionato così poco competitivo, visto che gli ultimi scudetti sono della Juventus? “Se guardiamo ad altri campionati, l’ultima stagione di Serie A è stata piuttosto bilanciata per i distacchi nei primi posti. Il mio augurio è che col passare del tempo diventi sempre più interessante per chi voglia investire in questo sport. A quel punto, aumenterà anche la competitività. Ne approfitto per dare il benvenuto a Dan Friedkin: una persona carismatica, un grande imprenditore, che sono sicuro farà bene. Per trasformare la Serie A nel campionato numero uno al mondo ci vorrà del tempo, ma se faremo le cose per bene potremo accelerare”.
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