Diego Tavano è l’agente che cura gli interessi di Edoardo Bove, il procuratore ha voluto dire la sua attraverso il proprio profilo Facebook, sul trasferimento in maglia viola.
Rabbia, il sentimento è questo, prevale sulla gioia di aver raggiunto l’accordo con un club fantastico come quello Viola, in una città stupenda. Quando nasci romanista, e hai la fortuna di poter rappresentare un ragazzo come Edo, che ti ha dato una delle più grandi gioie della vita tua, non puoi che essere superfiero. Lui che incarnava il vero tifoso giallorosso, passionale, mai domo, innamorato. Pulito, onesto, che prende una bottiglia in testa e non fa una piega, la sposta e continua a camminare a testa alta, mai dimesso. Lui che in qualche modo ci ha portato alla finale di Budapest, dove tutti abbiamo pianto, e soprattutto, ahimè, abbiamo visto piangere i nostri figli, che è ancora peggio. Edo non ha mai chiesto di essere ceduto. Mai. Ma il mercato ha le sue logiche a cui tutti, società, direttori sportivi, allenatori, calciatori, agenti devono sottostare. Se fosse dipeso da Edo, non avrebbe mai lasciato la Roma. E questo deve essere chiaro a tutti. Cosa fare, non ci resta che far tesoro di quel che è stato e guardare avanti, con ottimismo, consci di aver lasciato un bellissimo ricordo nella propria città, che in fondo resta casa. Per sempre…Quel numero 8 lasciato così in sospeso, che quasi quasi almeno per un anno non lo assegnerei, perché in fondo Edo lo abbiamo amato un po’ tutti, un bel po’. Daje Man, continuiamo a combattere! Io ti resto vicino
A me dispiace che sia andato via, non l’ho bloccato, con lui sono stato chiaro, con Cristante, con Lorenzo, con Leo, con tutti i miei giocatori lo sono stato. Volevo centrocampisti più di gamba, gliel’ho detto. Voleva più spazio, con me ha giocato meno che con Mourinho. Non potevo garantirgli lo spazio che desiderava, si è cercata una soluzione, dispiace perché è forte e positivo, educato, legato alla squadra. Dispiace sempre, ma io devo fare le scelte e non posso pensare solo alla simpatia o alla paura che possa diventare forte come Frattesi o Calafiori. Spero di avere sbagliato, si merita di entrare in Nazionale come loro. È in prestito, nulla è definitivo, rimango con l’abbraccio che ci siamo dati. Se fossi voluto rimanere l’idolo che ero, non sarei tornato. Io guardo il campo e i giocatori. Rispetto Bove e il fatto di voler più spazio
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