Leonardo Bolognese, direttore del reparto di Cardiologia di Arezzo, è stato intervista dal Corriere Fiorentino per analizzare situazioni simili a quella di Bove.
Secondo l’esperto, le problematiche come quella di Bove sono generalmente legate ad alterazioni elettriche del cuore, e in molti casi è possibile identificarne con precisione le cause. Una volta individuata la causa, gli atleti che praticano sport agonistici devono necessariamente sottoporsi a controlli frequenti, inclusa una risonanza magnetica, per monitorare lo stato del tessuto cardiaco colpito da eventuali miocarditi. Questo tipo di esame permette di osservare l’evoluzione delle aree interessate e l’eventuale formazione di cicatrici. In presenza di edema, tuttavia, l’attività sportiva resta assolutamente sconsigliata.
Un altro aspetto cruciale è il defibrillatore sottocutaneo, un dispositivo innovativo progettato per prevenire infezioni e intervenire automaticamente in caso di emergenze cardiache, come arresti o fibrillazioni ventricolari. Questo strumento può essere installato immediatamente in situazioni gravi, oppure in forma provvisoria attraverso un dispositivo esterno indossabile. Tuttavia, in Italia le regole sono chiare: non è consentito praticare sport agonistico con un defibrillatore sottocutaneo. Come spiega il dottor Bolognese, in caso di urto durante una partita, il dispositivo potrebbe danneggiarsi e diventare inefficace, mettendo a rischio la vita dell’atleta.
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