Roberto De Zerbi, allenatore del Sassuolo, ha così parlato a Sky Sport dopo la vittoria dei suoi con la Fiorentina: “Secondo me potevamo fare qualcosa di più sia nel primo che nel secondo tempo, ma non è una critica ai miei giocatori. Li vedo belli e forti, e penso in maniera convinta che si potesse fare di più oggi e nelle trentuno partite fin qui. I rigori a Foggia mi hanno fatto troppo male e non li guardo più, ma Berardi è il nostro fuoriclasse. Ha raggiunto una convinzione e consapevolezza che sposta in ogni partita, e anche in Nazionale”.
“Non so… Lui credo sia pronto già da un po’ per giocare in qualsiasi squadra da protagonista, non so cosa deciderà nel suo futuro”.
Vorrà fare altri 100 gol col Sassuolo? “Sia io che lui come prima cosa cerchiamo di divertirci. Non credo che un giorno non prenda in considerazione l’ipotesi di andare via, per continuare sul percorso che sta facendo, da professionista. Io uguale. Ci divertiamo molto… Ha 101 gol, qualcosa già l’ha dimostrato. Riuscire a farcela in un grande club non dipenderebbe solo da lui ma anche se venisse messo o meno nelle condizioni di poter fare come qua a Sassuolo. Bisogna sapergli dare il valore giusto”.
“Siamo partiti anche quest’anno per abbattere il muro, che però sono le prime sette, difficili da scavalcare. Non metto le mie ambizioni davanti a tutto, per me può essere stimolante pure ripartire con un progetto nuovo e puntare alla salvezza più in là del girone d’andata, ma serve capire se sono la persona giusta nel posto giusto dopo tre anni. Ne trovate pochissimi di allenatori nella stessa squadra di metà classifica per più di tre anni, e un motivo ci sarà. Con Carnevali abbiamo parlato, e non è un amministratore delegato ma un mio amico. Cercheremo la decisione giusta per tutti, me e il club”.
Che ha detto a Raspadori? “Dopo il Benevento gli ho detto che una sera saremmo dovuti andare a rubare portafogli, per fargli capire che è un ragazzo bravissimo e certe volte non malizioso. Il rigore che ha conquistato era netto eh, ma c’era pure la malizia dell’attaccante esperto e questo mi ha fatto sorridere, e durante la partita non è una cosa facile. Me l’è venuto a dire e mi fa piacere, perché a 41 anni io ricordo ancora le frasi dei miei allenatori del tempo e significa che a lui ciò che gli ho detto è rimasto impresso, cioè che un attaccante deve sapere un attimo prima cosa accadrà dopo. Se migliora in questo diventa forte, forte, forte”.
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