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Il mercato da Zio paperone non dà i suoi frutti. Commisso e lo spettro di 6 anni fa

Un cantiere aperto

Nessuno poteva immaginare una partenza così. La Fiorentina reduce dall’estate più dispendiosa della gestione Commisso è oggi un cantiere aperto, proprio come lo stadio in cui gioca. Nella serata di ieri, nonostante il gol in apertura di Rolando Mandragora, la squadra di Stefano Pioli è tornata a casa con la seconda sconfitta in campionato, un 1-2 arrivato solo al 93esimo grazie a un guizzo di Addai, ma quasi inevitabile per quello che è stato l’andamento della partita nel secondo tempo. Il Como al Franchi per 45 minuti e oltre ha dominato in lungo e in largo, soprattutto ha messo in mostra un gioco ben più maturo e riconoscibile di quello di una Fiorentina piatta.

Stefano Pioli (Photo by Gabriele Maltinti/Getty Images via One Football)

L’estate a peso d’oro

Stefano Pioli dovrà presto porre rimedio a quanto s’è visto in questo avvio di stagione per non ritrovarsi subito in discussione. Lui, che è tornato in Italia per diventare l’allenatore più pagato della gestione Commisso, è stato anche promotore, insieme al direttore sportivo Daniele Pradé, della campagna trasferimenti più onerosa da quando Rocco Commisso ha rilevato il club dai Della Valle. Oltre ai riscatti obbligatori di Fagioli e Gosens, il club gigliato ha speso circa settanta milioni di euro per Piccoli, Sohm, Gudmundsson, Fazzini, Lamptey e per il prestito di Nicolussi Caviglia. Investimenti fatti tutti in un’estate, che non ha visto la società operare cessioni illustri.

Una campagna trasferimenti così lasciava presagire ben altra partenza, lo stesso Pioli ai nastri di partenza aveva addirittura usato la parola Champions League. Il campo però sta raccontando tutt’altro: per ritrovare una partenza così bisogna infatti tornare alla stagione 2019/20, la prima di Rocco Commisso presidente. C’era Vincenzo Montella in panchina e quella squadra che perse le prime due gare conquistò i primi due punti nei successivi due turni. Dopo arriveranno le prime vittorie, ma in generale non fu una grande annata: Montella verrà esonerato a metà stagione, il campionato con Iachini in panchina verrà concluso al decimo posto.

Sei anni fa però la Fiorentina viveva un momento molto diverso da quello attuale. Quella dopo il passaggio di proprietà era naturalmente un’annata di assestamento, di transizione. Mentre questa era vista da tutti come la stagione dello step definitivo, del salto di qualità. Ad oggi però, più di un passo in avanti, sembra che la viola ne abbia fatti due indietro.

 

Andrea Boldrini

Laureato in Lettere( indirizzo storico e giornalismo) all'Università degli studi di Firenze. Diploma liceo linguistico 'Virgilio' di Empoli con punteggio 92/100 e con certificazione linguistica B2 in: Inglese, Francese e Spagnolo. Erasmus scolastico presso Lisbona. Collaborazioni giornalistiche con La Nazione e con Il Tirreno, agenzie stampa di Empoli e Firenze. Praticantato presso FiorentinaUno.com.

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