Ikone (ph. G.Morini)
Ikone (ph. G.Morini)

In materia di rigori, in questi giorni una delle tematiche emerse nel dibattito successivo alla Semifinale fa riferimento alla strategia del ‘tira chi se la sente’, la quale risulterebbe essere alla base di un disastro ben più ampio. Strategia che, oltre ad esser stata anche ribattezzata come ‘politica democratica dei rigori’, ha generato numeri drammatici in termini di errori e opportunità perse. Il Corriere Fiorentino approfondisce tale tematica e ne fornisce un'analisi complessiva. 

 

Ikonè

 

 

 

L'analisi


Il tema della politica democratica dei rigori ha rivelato la sua assenza di fondatezza soprattutto a seguito del rigore fallito da Ikoné nel corso della Semifinale contro il Napoli a Ryad. A tale proposito, come evidenzia il Corriere Fiorenino: “Se nelle quattro gare del nuovo anno sono già stati 12 i tiratori, anche per via delle due sfide di Coppa Italia entrambe vinte ai rigori con 9 centri su altrettanti tentativi, la libertà di scelta concessa da Italiano risale al passato, quando il tecnico si è trovato a fare i conti con la partenza dell’allora rigorista Vlahovic. Bastò una partita, la prima dopo la cessione del serbo alla Juventus, a creare qualche discussione al momento di battere un rigore, e anche se in quella sfida con la Lazio i viola persero 3-0 il momentaneo penalty concesso per fallo su Castrovilli (poi revocato con il Var) scatenò un lungo conciliabolo tra Biraghi, Nico Gonzalez, Sottil e Cabral.”




 

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