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Fiorentina, ecco la soluzione per renderti “totale”

La verticalità è la legge del calcio, poiché conforme alla struttura stessa del campo da gioco (rettangolare). Il possesso palla non aggira l’avversario, ma lo “abitua” ad un ritmo ripetitivo, abbassandone, così, lo stato di allerta.

Da qui i tre principi del calcio:

  1. Spazialità.
  2. Convergenza.
  3. Agonismo.

La prima soluzione: il centravanti arretrato

Cabral, rispetto a Piatek, trova naturale, per cultura calcistica, controllare la palla, “lavorare con la palla”. 

Questa sua peculiarità si notava molto durante il match contro l’Empoli, quando scendeva a centrocampo per dare una linea di passaggio al proprio compagno e ottenere il pallone.

Non è un attaccante da area di rigore, ma uno che si getta negli spazi. Ha tecnica e visione: basti notare la tempistica dei suoi appoggi e delle sue sponde. La maniera che aveva di servire gli altri calciatori viola.

La Fiorentina, rifacendoci ai tre principi sopra esposti (anche se qui non si approfondiranno), non ne rispetta uno: la convergenza. La sua manovra sfrutta in maniera esclusiva le catene laterale, senza coinvolgere le sezioni più interne del campo. Quelle che ti fanno “convergere” e, dunque, trovare la via più diretta per andare verso la porta.

Questo rappresenta un limite schematico del tecnico Vincenzo Italiano.

Ciò che interessa qualunque allenatore (non tecnico), e ne mostra, forse, anche l’antinomia, è l’interesse per il principio. Invece, si nota nel calcio odierno che gli schemi ne fanno da padrone.

Il “fluire”, termine utilizzato da Happel, della manovra è stato sostituito dalla “intensità”.

Ma non siamo qui per fare una ricostruzione storico-tattica. Parliamo di Fiorentina.

La squadra viola, ieri, riusciva a fluire meglio, quando la palla finiva in possesso dell’avversario.

Dunque, quando era predisposta per pressare e recuperare la sfera.

Prima di passare alla seconda soluzione, che è più un principio, questa quella schematica che avrebbe potuto utilizzare Italiano:

Nella Fiorentina il lavoro maggiore viene, nel pressing, fatto da mezze ali e regista.

Quindi, una volta recuperato il possesso, palla al centravanti che lascia spazio libero per le ali. Queste si accentrano. Dopo di che può servirle lui stesso; oppure appoggiare a una delle mezze ali che può far filtrare con un passaggio in avanti.

Cabral, in questo caso, avrebbe poi attaccato lo spazio lasciato vuoto dagli avversari.

Questa tipologia di ribaltamento dovrebbe essere fatta in maniera repentina e coi centrocampisti che si gettano negli spazi, che salgono. Ieri, sia Duncan che Castrovilli, almeno all’inizio, non davano grande mano in questo senso. Torreira alzava pochi palloni verso la punta.

Ecco perché il possesso della viola è bloccato e sterile: si deve “alzare la palla”, “saltare la pressione”. Altrimenti si aggira e, col calcio odierno (nel quale si fa massa centralmente e si aggredisce lateralmente il possessore del pallone), si continua a passare la palla all’indietro.

La soluzione Schmidt

Roger Schmidt, tecnico del PSV Eindhoven, utilizza un metodo estremo, ma, in ottica Fiorentina, importantissimo da apprendere.

Le sue squadre sono quelle che tirano di più verso lo specchio della porta.

La sua idea si basa sulla riconquista della palla e sulla verticalizzazione immediata. Conseguenza? Enorme numero di tentativi da fuori area e fulminei contropiedi.

Per lui tenere la palla (quando e se la sua squadra la tiene) significa muovere le linee avversarie, attraverso contromovimenti, passaggi lunghi sulla punta (che nel suo Leverkusen era Kiessling) e far convergere gli esterni per la conclusione.

Perché questa soluzione?

La Fiorentina rallenta il gioco. Ieri quando recuperava palla non c’era un vero e proprio tentativo, almeno iniziale, di verticalizzazione. Di cercare la conclusione.

Ora, Schmidt è quasi “ansioso” di finalizzare, ma Vincenzo Italiano ha un’arma che, rispetto al tedesco, lo completerebbe: poter, apprendendo questo metodo, governare i ritmi del gioco. Governare i tre principi del calcio.

Rendere la sua squadra veramente “totale”.

Manuel Cordero

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