Umberto Calcagno (Photo by Pier Marco Tacca/Getty Images) via OneFootball
Da Rimini, Umberto Calcagno, presidente dell’AIC, ha parlato ai microfoni di TMW sul calcio italiano
l nostro pensiero è quello condiviso dal FIFPro, il sindacato mondiale dei calciatori. Già prima della pandemia abbiamo sostenuto che i ritmi di oggi non siano sostenibili. Gli infortuni ci hanno dato ragione, ma non è solo quello: tutelare i top player significa tutelare lo spettacolo. Rischiamo, per massimizzare i ricavi nel breve periodo, di distribuire un prodotto di più basso livello. Oggi più che mai la salute dei calciatori si sposa con una redistribuzione migliore. Non si tratta di dire no alle grandi competizioni: sappiamo tutti che portano soldi. Il tema è distribuirlo meglio, temiamo una concentrazione eccessiva. Ci dobbiamo chiedere che tipo di calcio vogliamo, e se la passione sia tutelabile oppure no
Il talento lo abbiamo, però i calciatori italiano che giocano in Serie A sono pochi. La colpa non può essere della Serie A o delle società: dobbiamo interrogarci, partendo dalla base, se non si debba migliorare qualcosa. Il coinvolgimento di Prandelli, Zambrotta e Perrotta va proprio in questa ottica: non c’è solo una nuova conduzione della Nazionale, ma tutta un’altra struttura federale che si interesserà a tutta la filiera. Non c’è solo da curare il talento, ma anche da insegnare calcio con una modalità diversa
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