All’interno della lunga intervista rilasciata a La Repubblica, il terzino gigliato Michael Kayode ha parlato anche dei suoi inizi di carriera, dall’atletica alla Juventus.
“Non ero un grande appassionato di calcio da bambino, ho iniziato con l’atletica. Mi piaceva correre: che fossero 100, 200, 400 metri. Imitavo Bolt, sarebbe stato bello diventare come lui. Perché non ho continuato? Mio padre è sempre stato un grande amante del calcio. Guardavamo insieme le partite e mi sono innamorato anche io. Le giovanili nella Juventus? Non era facile. Uscivo di casa la mattina, andavo a scuola, poi dopo pranzo prendevo il pullman, due ore di viaggio per andare all’allenamento a Vinovo. 140 km. Tornavo la sera e andavo subito a letto. L’’impatto a Vinovo? Già a sei anni c’era grande competizione. Tutti avevano una mentalità quasi da professionisti. Volevano essere migliori, superiori all’altro. È stato stimolante ma alcune volte avvertivo il peso di tutto ciò, magari volevo pensare a divertirmi e invece già da piccolo era un lavoro vero e proprio. Perché la Juventus non mi ha confermato? Mi hanno detto che fisicamente non ero ancora pronto. Non ero impostato come adesso ma non ero neanche così male sinceramente”.
La stella mondiale salterà la sfida contro l'Italia in Nations League. Potrebbero cambiare le sorti…
Il giocatore ammette a sopresa che la sua intenzione questa estate era quella di rimanere…
La Fiorentina potrebbe tingersi di blu per la sua terza maglia stagionale. Il portale specializzato…
La sosta per le Nazionali è appena iniziata, ma in casa Fiorentina lo sguardo è…
La sosta per le Nazionali sta offrendo a Paolo Vanoli l'occasione per lavorare con maggiore…
Questa estate è stato seguito a lungo dal DS della Fiorentina Fabio Paratici ma alla…