È intervenuto ai microfoni di Radio Toscana durante la trasmissione “Artemio” il dirigente viola Giancarlo Antognoni. Il ricordo di Diego Armando Maradona è stato così commentato dall’ex viola:
“Gli anni ’80 i più belli della nostra vita, quando Maradona ha iniziato la sua carriera in Italia. C’era un’amicizia, non frequentatrice, ma c’era rispetto per il giocatore e l’uomo. In un negozio in centro a Firenze, in via Porta Rossa, lo incontrai: fu emozionante. Sul campo sono state sempre sfide interessanti contro di lui, sia quando era al Napoli che in Nazionale argentina. A volte faceva giocate inverosimili e noi tutti rimanevamo abbagliati guardandolo. Prima il calcio era più un divertimento, oggi sembra sia diventato più una professione e quindi i giocatori approcciano diversamente la partita. Oggi il giocatore è diventato proprietario di sè stesso e si diverte di meno, forse: Maradona invece si divertiva giocando sempre. Messi credo sia l’erede primario, il più vicino a Maradona in tutti i sensi. Un po’ di cattive compagnie l’hanno portato, purtroppo, in scelte sbagliate. Ma nemmeno, sono state combinazioni sfortunate di eventi che l’hanno trovato coinvolto. Maradona era il giocatore più rappresentativo di quel Napoli, certo, ma aveva al seguito un collettivo straordinario che si impegnava al 100% per aiutarlo. Il fatto di essere quello più rappresentativo della squadra ti faceva sentire fiducia dentro e fuori dal campo. Forse oggi la maggior parte dei giocatori professionisti quella sensazione non la conosce, perché sono cambiati i tempi. Lui riusciva a fare cose inimmaginabili, grazie al suo estro ed alla sua tecnica era un giocatore completo nonostante la stazza fisica non ottimale. Gli direi che ha lasciato un vuoto dentro tutti noi, sia giocatori che tifosi. Ma ha lasciato anche qualcosa di importante, è riuscito ad unire tutte le tifoserie per un giorno”
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