Ho letto l’intervista rilasciata da Van Basten, venerdì, al Corriere della Sera. Di un divertente unico. A dire il vero mi è venuto da pensare a che cosa sarebbe stato se avessi accettato la presidenza della Fiorentina. Guardavo il preliminare del contratto di Van Basten appeso nello studio e galoppavo con la fantasia. Grazie al Conte Pontello avevamo una squadra pronta per competere in campionato e Coppa Uefa. Ai tre amici tre che seguono Stazione di Sosta certe risposte del “Cigno di Utrecht” sono state musica per le orecchie. Esempio: “Ronaldo è un grande calciatore, ma chi sostiene che sia più forte di Messi non capisce di calcio o è in malafede. Messi è unico, inimitabile e irripetibile. Come lui uno ogni cinquant’anni”. Su Sacchi dice: “La storia del calcio l’hanno fatta i suoi calciatori. Quel Milan era una delle squadre più forti di sempre. Bravo nel farsi amici i giornalisti, ha saputo costruire un’immagine da grande innovatore, ma non ha inventato nulla. Il modulo del Milan non era né rivoluzionario né offensivo. A farci vincere tanto è stata sempre la difesa, alla quale si applicava molto, dedicando, invece, poco tempo all’attacco. Una volta, negli spogliatoi gli dissi che vincevamo non grazie a lui, ma nonostante lui. Contano solo i calciatori. L’allenatore bravo è quello che li fa rendere al meglio, senza imporre per forza le sue idee. La cosa determinante è la tecnica individuale, non la tattica collettiva. Il Milan era una squadra di calciatori intelligenti, dicevamo che eravamo tutti mezzi allenatori”. Ancora: “I gesti tecnici vengono esaminati, studiati, passati al microscopio, quando, invece, succedono e basta. Il calcio è istinto al 90%. Il segreto per essere grande? Fare gol. Se vuoi essere il numero uno, devi concentrarti sul gol, solo sul gol”.
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