Alberto Polverosi, la penna del Corriere dello Sport, ha parlato nell’edizione odierna del quotidiano dei tecnici Raffaele Palladino e Thiago Motta, gli stessi che domenica si sfideranno al Franchi per Fiorentina-Juventus. Di seguito le sue parole.
“Domenica si gioca Fiorentina-Juventus, la partita degli allenatori più criticati di questo periodo (e non solo). A Palladino è stata affidata in estate una squadra tecnicamente più dotata delle scorse annate, a gennaio è stata ancora rinforzata, ma i risultati e il gioco stentano. Molto. A Thiago Motta hanno chiesto di rilanciare la Juve che Allegri aveva lasciato al terzo posto e con la Coppa Italia, ma l’ardenzino non era più amato da una parte di tifosi e dalla dirigenza. Giocava male la Juve. Vero, bene non giocava di sicuro, la differenza con la Juve di oggi è evidente: prima giocava male, ora non gioca. E se a Palladino hanno messo in mano una squadra (anzi, un organico) più forte rispetto a quella di Italiano, a Thiago Motta hanno consegnato giocatori che valgono centinaia di milioni. Il problema, tuttavia, non è il raffronto col passato, ma col presente. È nelle sensazioni, nei pensieri e nelle parole di questi giorni, di queste ore che non torna niente.
Palladino. Commento dopo la partita di Napoli: «Ho visto una squadra coraggiosa». La Fiorentina è stata così coraggiosa che ha subìto la bellezza di 19 tiri (a 8) e di questi 11 (a 2) sono finiti nello specchio della porta, tantoché De Gea, con le sue nove parate, ha salvato la squadra da una disfatta. Ha detto di aver visto cose buone da cui ripartire. Nel primo tempo, l’unico schema d’attacco è stato il lancio lungo del portiere per Kean (5 volte nei primi 20’), palloni che regolarmente finivano fra i piedi di Rrahmani e Buongiorno. Certo, nella ripresa c’è stato un risveglio, dopo un bel po’ di tempo Gudmundsson ha ritrovato un gol degno del suo talento, ma la Fiorentina si è fermata lì. Giovedì ad Atene si era addormentata nel secondo tempo (cit. Beltran), domenica a Napoli non si è presentata nel primo tempo. La sensazione è che i due allenatori non abbiano ancora compreso fino in fondo cosa significa, ovviamente su piani differenti, allenare Juventus e Fiorentina. Sono tutt’e due giovani, con poca esperienza ma tanta ambizione, devono crescere e lo faranno, però prima di tutto devono capire la dimensione, le aspettative, diciamo pure le esigenze dell’ambiente che li circonda.”
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