La psicologa e psicoterapeuta Sara Vengust è stata intervistata da Tuttosport per fare il punto sul gigliato Nicolò Fagioli, coinvolto nella vicenda delle scommesse illegali. La dottoressa ha preso parte a diversi eventi in cui il giocatore ha parlato di ludopatia e scommesse, ed ha svolto il ruolo di moderatrice tra il centrocampista e il dottor Paolo Jarre, medico psichiatra che ha seguito il calciatore.
Ci sono diversi fattori di rischio predisponenti. Nella personalità, nello stile educativo, nel modo in cui si cresce. Credo di poter dire con buon margine di sicurezza che incida la solitudine dovuta al contesto. Fagioli lo ha raccontato durante gli incontri con i ragazzi: a 14 anni era già fuori di casa, alla Juventus si è ritrovato catapultato in una realtà economicamente molto favorevole che lo distanziava dai suoi pari ma anche in una realtà sociale che lo ha isolato.
Adrenalina, dopamina. A teatro Fagioli ha descritto bene questi lunghi pomeriggi in cui era da solo. I compagni – prosegue la psicologa – erano più grandi o comunque radicati sul territorio e dunque il gioco diventava qualcosa con un valore quasi relazionale. Peraltro in questo caso si parla di gioco clandestino, che è ancora una realtà di secondo livello. Si rischia di più. Ora si riaprirà questa ferita che lui sta cercando di chiudere. Quello che noi clinici cerchiamo di fare in questi casi è vedere la fragilità, la solitudine, l’isolamento.
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