Non è zona rossa ma poco ci manca. La Fiorentina si è complicata (di nuovo) la vita finendo in zona arancione, come la Toscana, a solo sette punti dalla zona rossa. Due incontri decisivi all’orizzonte per la lotta salvezza dopo due brutte sconfitte consecutive. Il primo contro l’eroico Spezia di Italiano che all’andata rischiava pure il colpaccio e che sta mettendo in mostra gli ex Agudelo (mystery box a Firenze) e Saponara (anch’egli mystery box). Quindi la trasferta di Udine che evoca sempre tristi ricordi nel tifo viola. La sconfitta del Luigi Ferraris brucia perché non del tutto meritata. Anzi. Le due reti doriane nascono anche e soprattutto da due errori di un elemento ampiamento positivo fino ad oggi, Dragowski che ha evitato diverse grandinate. Ovviamente non poteva che segnare l’ex Quagliarella, ma del resto ha segnato, sponda gialloblù di Genova, Pjaca e non occorre aggiungere altro. In più ci sono state anche molte occasioni di pareggiare: pure un tiro di destro di Biraghi. Peccato! Pesano le scelte di mercato. La Fiorentina era già incompleta e, al contrario delle altre concorrenti per la salvezza (Udinese per dire una), non si è rinforzata. Sono partiti giocatori sani per due scommesse reduci da infortuni (e non solo), è partito un centrocampista (non sontuoso, sia bene) e non ne è arrivato uno nuovo. Eppure, nonostante questo, confusi dal buonismo del non voler licenziare nessuno, nemmeno di fronte alle evidenze, il rinnovo di Pradè è ancora un’ipotesi. Ed è tutto dire. E quello del direttore sportivo non è un aspetto secondario. No, perché adesso si dovrebbero avere già le idee chiare sulla prossima stagione, sugli obiettivi, perché una qualunque società sa fare un bilancio di un suo dirigente a oltre un anno dal suo ritorno. Sebbene oramai l’orizzonte di una viola scotomizzata si limita soltanto alla prosaicità domenicale dei 40 punti. Ma, per i pochi punti raccolti, per l’inconsistenza del giuoco mostrata, per il cambio in panchina, per gli attori deludenti, non è affatto scontato.
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