Damiano Tommasi, presidente dell’AIC, ha scritto una lettera sulle pagine del Corriere dello Sport in risposta al direttore del quotidiano, Ivan Zazzaroni: “Caro direttore, raccolgo la provocazione e sono a rispondere, anch’io prendendomi un po’ di tempo con alcune premesse prima di riflettere sul momento, su chi è l’AIC e chi rappresenta. Era la sera del 7 marzo quando ho alzato l’asticella delle “rivendicazioni” chiedendo, a tutti quelli che potevano decidere, di sospendere il calcio giocato. Ho preso in due giorni schiaffi da tutte le parti e sì, hai ragione, siamo stati inconcludenti. Ha fatto di più il Coronavirus che le nostre tante parole, parole, parole. Qualche dirigente sportivo mi ha accusato di fare del terrorismo, più o meno come quelli che ora dicono che «vuole chiudere qui la stagione, quando tanti vorrebbero giocare». Ho imparato una cosa dall’epidemia: che il nostro volere e i nostri programmi futuri sono puro esercizio dialettico, l’agenda la detta il Coronavirus, purtroppo. Nella vicenda Juve nessuno ha scavalcato nessuno ma siamo stati costantemente aggiornati e quando calciatori e club vanno d’accordo non vedo perché l’AIC si debba sentire accantonata. Lavoriamo per questo, far andare d’accordo club e calciatori”.
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