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SOUSA: “Chiesa crescerebbe se andasse alla Juve. Bernardeschi…”

Paulo Sousa, ex tecnico della Fiorentina, ha parlato in un’intervista a Tuttosport della sua parentesi in viola, dedicando delle parole particolari a Federico Chiesa. Ecco i passaggi in questione:
«Chiesa? Avevo notato fin dalle partite di allenamento contro la Primavera il suo modo di giocare. E mi aveva colpito. Non solo per le qualità tecniche e fisiche, ma per come, nonostante la giovane età, avesse la forza di volontà di crescere e di alzare sempre il suo livello. Oltretutto, è uno che spinge a chiedere lo stesso al gruppo, è un trascinatore insomma. E mi è piaciuto anche il modo con cui ha affrontato il passaggio in prima squadra. Sono convinto che diventerà un campione, ne ha tutte le qualità e le caratteristiche, e se dovesse approdare in un grande club come la Juventus, ne trarrebbe ancora più vantaggio perché amplierebbe il suo raggio di ispirazione e, a contatto con altri campioni di alto livello, potrebbe ispirarsi e imparare. Lui è un tipo che ama imparare, lo vedrei bene in un grande club. Bernardeschi? Federico, credi in te stesso come io credo in te! E’ un grande giocatore e diventerà un giocatore di alto livello. Ha una bella personalità, è un ragazzo molto sensibile e ha qualità immense, che lui deve trovare in se stesso. Alla Fiorentina ho deciso con lui un percorso, l’ho messo sulla fascia perché secondo me da quella posizione può allargare la sua visione del campo. Dalla fascia può fare male alle ultime linee avversarie, perché sa saltare l’uomo e ha una potenza fisica che gli consente qualsiasi soluzione: il tiro in porta, il cross, l’assist. Fede, credici, sei un grande campione. Altri giocatori che ho lanciato? Ho avuto la fortuna di allenare un gruppo fantastico di cui ho bellissimi ricordi. Mi viene in mente il lavoro svolto con Marcos Alonso, che ogni tanto facevamo giocare delle partite da centrale sinistro per cambiargli la prospettiva e aumentare le sue capacità difensive. Oppure Nicola Kalinic: lo seguivo da quando era un ragazzino al Blackburn e io mi trovavo in Inghilterra. Ha una psicologia complessa, ma è un formidabile attaccante».
Redazione

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