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L’Università del Calcio ha perso il suo decano

Era sempre lì al Bar Marisa. L’Università del Calcio e cuore pulsante del popolo viola. Aveva sempre mantenuto un legame autentico con il tifo, recepiva stimoli, ascoltava gli umori e mentre ascoltava processava. Perché la base del mestiere che per decenni ha onorato è in fin dei conti l’ascolto. Solo dopo intervengono il filtro, le categorie, l’analisi, la ricerca, l’approfondimento, la razionalità. È difficile parlare di calcio quando scompare, d’improvviso, uno dei suoi narratori più attenti e appassionati. Il tifo viola, nelle sue infinite sfumature, è scosso. In altri momenti tutta la Firenze lo avrebbe salutato e questo rende il lutto ancor più pesante, ma nella mestizia iniziano a sciogliersi ricordi e storie. «Ciccio, come t’hai mangiato a Dnipropetrowsky?” – racconta Ermanno“Non mi rompere i coglioni!” Era un classico». Perché sì, era pur sempre l’Università del Calcio, non Oxford. Nel microcosmo del Bar Marisa tutti si abbeveravano da lui. Ogni mattina era un appuntamento fisso: per una chiacchiera, per strappare una notizia, qualche soffiata sulla formazione, per prendersi in giro. “Era un amico di vita” confida Patrizia Fiorini, e volontaria di APD (Assistenza Persone in Difficoltà). “Tutte le mattine colazione insieme, tante chiacchierate su qualsiasi argomento ma soprattutto di Fiorentina. Gli volevo un bene immenso come un fratello. Lui di me sapeva tutto, mi dava consigli. Ci siamo sentiti quasi tutti i giorni dopo il covid19 quando sono tornata dall’America. Mentre scendevo le scalette dell’aereo è stato il primo a chiamarmi per darmi il ben tornata. In borsa ho le fiches Viola che gli avevo portato da Las Vegas. Un dispiacere immenso come la nostra Amicizia”. Chi scrive ricorderà sempre quella colazione alla quale prese parte insieme a tanti altri tifosi. Fu lì che conobbe Patrizia. Alessandro raccontava i suoi esordi nel mondo del giornalismo. “Il direttore mi faceva fare le cose peggiori. Pensate: rovistavamo nel cestino per cercare gli appunti del direttore sportivo”. Un’insufflata di giornalismo. Mi congedai, allora come adesso, con riverenza, ciao Sandro.

Lorenzo Somigli

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