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Accadde oggi, la Fiorentina scrive la storia

18 aprile 1957, Stadio Comunale di Firenze. Si gioca il ritorno di una Semifinale. Si gioca per la storia di un club col giglio sul petto e di una nazione a forma di stivale. E’ la Coppa Campioni. La Fiorentina di Fulvio Bernardini affronta lo Stella Rossa di Milovan Cilic.

La folla, il popolo viola, non sa cosa aspettarsi. La squadra è fortissima. Forse, a livello di gioco, la più forte squadra italiana degli ultimi decenni. Ha un tecnico, Fuffo per i tifosi, sbarazzino e controcorrente. Controcorrente saranno anche le compagini che porterà alla ribalta: Fiorentina, Bologna e Lazio.

Quella stagione il capocannoniere della squadra gigliata sarà Miguel Montuori. Attaccante dotato di una continuità realizzativa straordinaria che, mescolata alla tecnica e al suo passo fulmineo, lo renderà un osso duro per qualunque difensore dell’epoca. Nato a Rosario in Argentina, venne acquistato dall’allora Presidente della Fiorentina, Enrico Befani per 5.500 dollari (parecchio ai tempi). L’attaccante fu consigliato al patron gigliato da un certo Padre Volpi, religioso di stanza in Cile. Sì, perché Montuori non trovava spazio in Argentina e decise di andare a giocare per la Universidad Catolica.

Ben presto ricambierà la decisione presa da Befani: arrivando a 72 reti in 162 incontri. Nella stagione che raccontiamo siglerà 14 gol in 30 presenze.

Ma non è finita qui, perché questa squadra ne ha di storie. Dietro l’argentino, che, fra le altre cose, sarà il primo oriundo capitano e il primo calciatore di colore della Nazionale Italiana, beh… vicino c’è un certo Virgili. Il noto Gianni Brera gli affibbierà il soprannome di Pecos Bill. Personaggio di storie western abbastanza stravaganti come, d’altro canto, il quantitativo di gol fatti, 55 in 101 partite con la maglia viola, dal giovane attaccante. Nella stagione narrata arriverà a 10 in 22 presenze.

Assieme a lui, l’attacco lo conclude un brasiliano. Un funambulo. Un giocatore di una purezza tecnica, di uno stile, nel dribbling, che ha pochi eguali. “Un’ala può arrivare a Julinho, non oltre”, disse Bernardini vedendolo giocare. Nel 1958, l’anno del primo Mondiale vinto da Pelé, Julio Botelho, detto Julinho, decise di non andare per non togliere la possibilità a chi si era meritato la convocazione nella squadra verdeoro, giocando in Brasile. 

Sì, perché il CT Vicente Feola volle convocare solo brasiliani che giocassero nel campionato brasiliano. Anche se per lui, Julio Botelho, avrebbe fatto un’eccezione. Al posto del viola andò un certo Garrincha.

E sono solo tre calciatori di una rosa fantastica.

Le formazioni:

FIORENTINA: Sarti, Magnini, Cervato, Chiappella, Orzan, Segato, Julinho, Gratton, Virgili, Montuori, Prini. Allenatore: Fulvio Bernardini.

STELLA ROSSA: Beara, Tomic, Zekovic, Popovic, Spajic, Tasic, Sekularac, Cokic, Mitic, Kostic, Rudinski. Allenatore: Milovan Cilic.

La partita di ritorno è ancora più dura e chiusa di quella dell’andata, decisa dalla rete all’88esimo di Prini. I serbi non vogliono far passare la viola. Sono fisici e non vanno per il sottile. Soprattutto coi calciatori più tecnici. Ma gli Dei calcio parlano chiaro: la storia va scritta e la deve scrivere la squadra di Firenze.

Il match è bloccatissimo, anche se la Fiorentina tenta qualche guizzo. Lo Stella Rossa non sta a guardare e sfrutta il suo strapotere fisico negli scontri aerei. La difesa gigliati fa buona guardia.

Il Direttore di Gara, l’olandese Klass Schipper, è uno che di esperienza ne ha poca e ne avrà poca. In generale. Solo 15 incontri arbitrati in carriera di cui 3 in Coppa Campioni. Senza mai estrarre un cartellino, o fischiare un rigore. Dati alla mano: sembrano tutti bravi ragazzi con lui in campo. Per l’epoca cosa abbastanza ambigua.

Il novantesimo si avvicina sempre di più. I viola spingono e tengono duro. Ci credono. Vogliono essere loro a scrivere la storia.

Il pubblico di fede fiorentina applaude i propri beniamini. Li spinge, come solo le anime di Firenze sanno fare. 

Cuore. Polmoni. Tutto. Sputano sangue e sudore. Alla fine, l’olandese soffia tre volte nel suo fischietto. La storia! La storia! La storia è stata scritta!

La Fiorentina vola in Finale di Coppa Campioni. La Fiorentina. La prima squadra italiana a raggiungere l’atto finale di una competizione internazionale.

Sugli spalti ci si abbraccia. Si salta. Si urla. Si resta increduli. Immobili. La squadra di Firenze si siede, di diritto, tra le grande d’Europa.

Manuel Cordero

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