In un’intervista a Cronache di Spogliatoio, Francesco Toldo ha ripercorso le tappe più significative della sua carriera, ricordando anche l’esperienza con la maglia della Fiorentina.
In tutta la carriera non devi abituarti agli agi, a tutti i piaceri che ti fanno, all’entusiasmo delle persone… Se pensi che sei in prestito, il dopo ti viene naturale. Quindi bisogna sapersi accontentare e vivere bene il presente da calciatore. Una cosa importante, che io ho vissuto in maniera negativa, è la notorietà: se impari a viverla bene diventa un valore aggiunto, non un peso. Per me è stata un po’ un peso
A me piace fare l’esempio dei cestisti, dei pallavolisti e dei semi-professionisti nelle altre discipline sportive: loro giocano, si divertono, lo prendono come un lavoro serio, ma il cervello lo fanno andare lo stesso. Tutta la notorietà che gli arriva addosso non gli basta per proseguire la propria vita e queste persone sono molto intelligenti. Un po’ come i dottori, che devono aggiornarsi fino a 80 anni, perché cambia la disciplina. La mia avventura con il calcio è stata talmente bella che la ritengo una favola, ma la ritengo una fase, con inizio e fine. Ho iniziato da bambino felice e ho smesso da uomo felice. Sarà stata una liberazione? Non lo so, ma può essere. Vivo serenamente
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