Moise Kean (Photo by Gabriele Maltinti/Getty Images via One Football)
De Sisti sottolinea le difficoltà di Pioli nel mettere insieme la squadra, con alcuni giocatori chiave ancora lontani dalla forma migliore.
Da Roma sono andato via che dovevo ancora diventare qualcuno e sono tornato da uomo maturo. Il giorno dell’addio avevo la lacrime agli occhi. Ho vinto una Coppa delle Fiere e una Coppa Italia, ma per me anche solo giocare con quella maglia all’Olimpico era un trionfo. A Firenze ho vinto e sono diventato calciatore, dal ’65 al 72 sono successe tante cose. E anche da allenatore ho rischiato di vincere uno scudetto. Lasciamo stare, non voglio fare polemiche…
Fiorentina-Roma? Due squadre che ci arrivano con i battiti alti: la Roma va bene, nonostante lo schiaffone con il Lilla. Ma è prima, c’è un nervosismo eccessivo. La Fiorentina non trova la quadratura del cerchio, ci sono una serie di giocatori che devono entrare in condizione. Penso a Kean che in Nazionale sembrava imprendibile e con la Viola deve ancora segnare. O Gudmundsson, che non riesce a ingranare. Tutto ciò complica il lavoro di Pioli, che sta cercando disperatamente di trovare la soluzione giusta.
Dipende se il resto della squadra riesce a restare compatta e a sopportare le due punte. Altrimenti meglio con i due trequartisti. Koné? Fortissimo, sa fare bene anche quando a centrocampo c’è grande densità. Ma attenzione, non è solo un recuperatore di palloni, ma anche uno che sa costruire. E pure bene…
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