“Ho troppa voglia di guardare al futuro”: positività e speranza, ma soprattutto grande fiducia, quella riposta da Corvino in un progetto embrionale che deve ancora, senza fretta, concretizzare il suo enorme potenziale. Si tratta di un terreno seminato con cura e impegno da un uomo estremamente abbiente, talvolta stufo della lentezza della burocrazia italiana che non gli conferisce un raggio d’azione ampio come vorrebbe; ciononostante sicuro dei suoi mezzi e forte dell’affetto di cui circonda tutto l’ambiente viola, senza mai agire impulsivamente e affiancandosi sempre a un professionista quale Pradè. Ebbene sì, la Fiorentina pedala nuovamente in tandem, dopo aver sperimentato la coppia Corvino-Della Valle in un periodo molto particolare. “Ho fatto due cicli alla Fiorentina, ma il secondo è il vero rimpianto. Con un monte ingaggi mai superiore ai 38 milioni di euro, siamo arrivati vicini alla zona Champions ma è stato fatto passare per un fallimento”. Stavolta le parole di Corvino suonano amare, e sottolineano il disappunto del popolo fiorentino verso il loro operato, pensato in grande e modellato in maniera discreta, forse misera, nonostante lo stesso pubblico fosse a perfetta conoscenza delle “restrizioni” economiche a cui Della Valle sembrava dover categoricamente sottostare. Ancora una volta Forbes ci ricorda che la famiglia di quest’ultimo avrebbe potuto e dovuto investire più capitale, perché, dalla graduatoria stilata dal celebre sito, emerge un dato non indifferente: patrimonio ammontante a 1,1 miliardi di dollari; ben 100 milioni in più di Percassi, che oggigiorno porta a compimento transazioni che avrebbero fatto impallidire il buon Della Valle al sol sentire parole come “acquisto importante”: parole dal suono troppo costoso. Colui che non bada invece a spese è l’americano più amato di Firenze, Commisso, che, seppur vantando 3,4 miliardi in più del vecchio presidente, mette a disposizione cifre così alte che rendono il calcolo proporzionale, possibilità economica-investimenti, inutile. Una sessione estiva di mercato al di sopra delle aspettative, la questione stadio, gli acquisti di gennaio potenzialmente ottimi e aver trattenuto i migliori: tutto ciò che buona parte dei patron delle altre compagini non riuscirebbero a compiere in un lustro. Circa 300 milioni di euro investiti in 9 mesi e la lingua biforcuta riservata a chi l’ha rallentato per via del progetto sul nuovo stadio. Avrebbe voluto fare di più!Recentemente ha affermato di voler riuscire a portare in alto la Fiorentina in 3-4 anni, non di più. “È sanguigno; a Firenze serve un personaggio del genere. Spero collezioni qualche trofeo”: le parole di un fortissimo brasiliano che ha illuminato il Franchi con le sue giocate; lo stesso stadio che la persona di cui parla ha intenzione di abbandonare. Un volano economico, com’è stato definito, che porterà maggiori introiti a una società che a detta dell’industriale “sono andati indietro anziché andare avanti”. Ridurre il gap con le big e trasformare Firenze: da città che tutti vorrebbero visitare e di cui tutti s’innamorano, a una città per cui tutti i calciatori vorrebbero giocare perché già innamorati dell’eventuale blasone e trofei a quel punto collezionati. Il calcio è uno sport che può girare grazie agli industriali, e gira concretamente grazie a chi non vuole perdere tempo. Forbes c’insegna a capire chi può agire, a chi fa fatica pensare in grande, e toccare con lo sguardo le nuvole a forma di scudetto che svolazzano puntualmente allontanandosi da Ponte Vecchio e che si stagliano su quel di Torino.
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