Mancini sull'Italia e Moise Kean (Fonte OneFootball) - FiorentinaUno.com
L’ex CT della Nazionale Italiana Roberto Mancini è tornato a parlare dal palco del Festival dello Sport toccando diversi temi e raccontando la sua carriera tra passato, presente e futuro, soffermandosi poi anche sui suoi inizi da allenatore quando sedette sulla panchina della Fiorentina.
Roberto Mancini è stato l’ultimo tecnico capace di vincere un trofeo alla guida della Fiorentina nella stagione 2001-2002 quando portò a casa la Coppa Italia (la sesta per il club) nel doppio confronto contro il Parma. Proprio dal suo esordino a Firenze a inizio il suo racconto.
“Stavo facendo il patentino, ero assistente di Eriksson alla Lazio. Lui trovò l’accordo per il giugno successivo come CT dell’Inghilterra. C’è stato un momento in cui una Lazio fortissima non andava bene ed Eriksson fu esonerato. Pensavo che Cragnotti mi potesse dare la squadra, ma chiamò Zoff, giustamente perché era più esperto. Mi chiamò il Leicester e allora decisi di andare a giocare 5 partite con il Leicester bloccando il patentino. Poi mi chiamò la Fiorentina. Problemi di patentino non ne avevo, ma non si poteva avere il doppio tesseramento. Riuscii ad allenare la Fiorentina perché sul regolamento era proprio scritto che l’allenatore in seconda è come se non esistesse”.
“Kean aveva delle qualità già molti anni fa. Poi come molti giovani ha rallentato. Per me era un bell’attaccante esterno. Ma oggi come diceva Ulivieri di me è ancora migliore come attaccante centrale perché è migliorato”.
“La Nazionale è la Nazionale, il sogno di ogni allenatore. Per me è stata l’esperienza più bella, importante, quella che ho sentito di più. Abbiamo fatto tutti insieme qualcosa di impensabile, ma con merito. Quando inizi a vincere sempre, subentra qualcosa di importante, ti senti imbattibile. Chiudemmo con un record a San Siro in Nations League con la Spagna con il rosso a Bonucci, altrimenti saremmo riusciti a continuare.
Gravina? C’erano incomprensioni in un momento in cui non c’erano neanche brutti risultati, stavamo inserendo dei giovani. Un po’ di parole, incomprensioni, in quei momenti sarebbe stato meglio chiarirle, da parte mia in primis. Chiarire tutto e ripartire da zero. Poi si fanno scelte che possono essere anche sbagliate”.
“Se mi aspettavo una chiamata? Sinceramente sì, ma sapevo sarebbe stato quasi impossibile. Speravo di poter vincere anche un Mondiale quindi finché si è lì si continua ad aspettare, è il calcio.
Gattuso? Sono felice per lui, che sia nel posto più bello che ci possa essere come allenatore. A volte nel calcio succedono cose come Belgio-Macedonia di ieri. Se andiamo al Mondiale? Si, sicuramente.”
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