Il recente doppio turno ravvicinato si è rivelato deleterio, amplificando polemiche ed errori e impedendo di metabolizzare decisioni già contestate nel weekend. Nel giro di 48 ore, ciò che non era fallo è diventato fallo, e viceversa, alimentando una sensazione di confusione totale.
Il problema appare strutturale: arbitri pochi, mal assortiti e ora anche disorientati da vicende extra-campo. E’ quell che si legge oggi nelle pagine del Corriere della Sera. In questo contesto, fa rumore l’assenza del presidente dell’AIA, Antonio Zappi, che nelle settimane più calde delle polemiche non si è mai esposto pubblicamente in difesa della classe arbitrale. Paradossalmente, a farlo è stato più volte il presidente della Lega Serie A, Simonelli, costretto a gestire le proteste dei club. Zappi, invece, ha preferito prendere tempo, evitando persino la visita a Coverciano per l’ultimo raduno pre-natalizio della squadra di Rocchi. Una scelta che non aiuta il designatore, sempre più isolato in una situazione ormai insostenibile, dove gli alibi iniziano a scarseggiare.

I provvedimenti dopo Lazio-Fiorentina
Sul campo, intanto, arrivano i provvedimenti. Sozza e Pezzuto, protagonisti dello sfacelo arbitrale di Lazio-Fiorentina, sono stati sospesi. Stesso destino per gli assistenti Vecchi e Palermo dopo Parma-Inter, autori di errori macroscopici sul fuorigioco di Dimarco e sull’azione di Ondrejka. Episodi che rappresentano solo la punta dell’iceberg di una giornata definibile senza mezzi termini disastrosa.

A preoccupare è soprattutto la mancanza di uniformità: rigori dati e tolti con criteri opposti, interventi giudicati “supportabili” che fino a poco tempo fa erano falli netti. Mani addosso, spintoni, contatti sui portieri: tutto sembra improvvisamente lecito. Un approccio che rischia di rendere il sistema ingestibile. Giustificare tutto, alla lunga, significa avallare qualsiasi cosa. E il conto, prima o poi, lo pagherà il campionato.