Conference League: info sui biglietti per Fiorentina-Jagiellonia (Photo by Gabriele Maltinti/Getty Images) via OneFootball
Emiliano Viviano, ex portiere e oggi apprezzato opinionista televisivo e sui social, ha rilasciato una lunga intervista a LaGazzetta dello Sport, svelando aneddoti sulla sua carriera e condividendo qualche rimpianto personale. La sua esperienza è stata segnata da allenatori di grande spessore, come Mihajlovic, Zenga, Prandelli, Wenger e Pirlo, e da compagni di squadra indimenticabili, tra cui il leggendario Roberto Baggio.
Viviano, fiorentino doc e tifoso sfegatato della Fiorentina, ha vestito la maglia viola per una sola stagione, ma quell’esperienza ha lasciato un segno indelebile nel suo cuore.
“Se sei tifoso marcio di una squadra, se c’è un amore incondizionato, non ci sono se e ma, la dimensione temporale non conta. Quando mi cercò la Fiorentina, per me potevano telefonarmi contemporaneamente il Real Madrid e il Manchester United e io sarei andato alla Fiorentina. Era il sogno della mia vita, e per un sogno non c’è un poco o un troppo. C’è il sogno, e basta”.
Questa passione per la squadra di Firenze evidenzia quanto, per Viviano, il legame emotivo con la Fiorentina abbia superato qualsiasi considerazione professionale o economica. La sua storia dimostra che per certi sogni calcistici, non esistono compromessi: l’amore per i colori viola viene prima di tutto.
Tra i grandi campioni con cui ha condiviso il campo, Viviano ricorda con particolare ammirazione Roberto Baggio, definito quasi una “religione” per chi è cresciuto a Firenze negli anni ’80:
“Io sono fiorentino, sono nato a metà degli anni 80, per noi lui era religione. Una volta mi vede in Primavera e quando ha sentito il mio accento mi ha chiesto ‘Ma sei di Firenze tu?’: gli occhi gli si sono illuminati. Varie persone del mio quartiere mi dicevano: ‘Se lo vedi, saluta Baggio’. Pensavo fosse la solita frase fatta, in verità era tutta gente con cui Robi era andato a caccia”.
Non mancano però i rimpianti nella carriera di Viviano. Uno dei più dolorosi è stata la mancata convocazione per l’Europeo del 2012, dove l’Italia arrivò in finale contro la Spagna:
“Una coltellata di Prandelli: quelle sei partite sono tutte del biennio precedente, quindi ne giocò un tot Buffon, sei io, zero gli altri che poi sono andati all’Europeo. Io giocavo nel Palermo, Sirigu nel Psg, De Sanctis a Napoli: era più semplice lasciare a casa me. Decisione politica, e ovviamente a Prandelli lo dissi”.
Queste parole mettono in luce il lato umano di Viviano, un portiere che ha sempre messo il cuore nella sua carriera e che ha affrontato anche le delusioni con sincerità e trasparenza. La combinazione tra passione per la Fiorentina, ammirazione per i campioni con cui ha giocato e rimpianti per scelte altrui rendono la sua storia un esempio di dedizione e autenticità nel mondo del calcio. Oggi, Viviano continua a trasmettere la sua esperienza come opinionista, raccontando il calcio con passione e ironia, e ricordando a tutti che per alcuni sogni – come quello di vestire la maglia della propria squadra del cuore – non esistono compromessi.
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