Galliani torna con la memoria al primo incontro con Berlusconi:
Sembra ieri. Il mio primo incontro con Berlusconi avvenne il 1° novembre 1979, quando con una stretta di mano gli ho venduto il 50% della mia azienda, l’elettronica Industriale. In quell’occasione gli avevo spiegato di essere uno dei proprietari del Monza e lui mi aveva raccontato di essere tifoso del Milan già da bambino.
Un legame nato prima dell’acquisizione del club e destinato a segnare un’epoca. Da quel 20 febbraio 1986, il Milan diventerà un modello sportivo e manageriale.
Galliani sottolinea l’impatto umano e professionale di Berlusconi:
Anche la mia vita sarebbe stata diversa. Penso a Silvio Berlusconi ogni mattina al risveglio. Senza di lui, pur con gli stessi dirigenti, allenatori e campionissimi il Milan non avrebbe mai vinto 29 trofei in 31 anni. Sono stato fortunato a essere al suo fianco: era uno straordinario motivatore. Entravo ad Arcore camminando, uscivo volando pronto a piantare antenne sull’Everest, non a Montevecchia. Se lo dovessi paragonare a un calciatore sarebbe Pelé. Io, Confalonieri e Dell’Utri pensavamo che il termine esatto fosse: “Silvio Berlusconi e la sua orchestra”. Ogni 12 del mese, in ricordo della sua scomparsa, andiamo ad Arcore per una messa in sua memoria.
Un passaggio chiave fu la scelta di Arrigo Sacchi, allora tecnico emergente:
Il nostro Milan nasce il 1° luglio del 1987 perché nella stagione precedente c’era un tecnico, Liedholm, e due stranieri, Hateley e Wilkins, che non avevamo scelto noi. Berlusconi puntando su Sacchi che non aveva mai allenato in Serie A dimostrò di essere, come sempre, un visionario. La nostra avventura cominciò quando radunò al castello di Pomerio i dipendenti e affidò la mission di far diventare il Milan la prima squadra al mondo.
Una visione che ha portato il Milan sul tetto d’Europa e del mondo, trasformandolo in un simbolo di eccellenza sportiva e imprenditoriale.